Il 4 marzo si celebra il World Obesity Day, la Giornata Mondiale dell’Obesità, che nel 2026 richiama l’attenzione con un messaggio forte e inclusivo: “8 Billion Reasons to Act on Obesity”. Otto miliardi di ragioni, tante quante sono le persone che abitano il pianeta, perché l’obesità – direttamente o indirettamente – riguarda tutti noi.
Secondo i dati diffusi in occasione della Giornata, oggi quasi 3 miliardi di persone, tra cui 159 milioni di bambini, convivono con sovrappeso o obesità, e si stima che entro il 2035 si possa arrivare a 4 miliardi di persone, cioè metà della popolazione mondiale. L’obesità infantile è in crescita costante: la prevalenza tra i bambini in età scolare è passata dal 4% nel 1975 a quasi il 20% nel 2022.
In questo scenario, la Medicina Fisica e Riabilitativa riveste un ruolo strategico, come sottolinea Paolo Capodaglio, Direttore della U.O. di Riabilitazione Muscoloscheletrica e Metabolica presso Auxologico Mosè Bianchi di Milano e Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università degli Studi di Milano.
«In occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità è importante ricordare il ruolo del fisiatra nella gestione del paziente in riabilitazione con obesità, sancito anche da un position paper e dalle linee guida della European Society of Physical and Rehabilitation Medicine».
Non solo farmaci e chirurgia: preservare la massa muscolare
Capodaglio richiama l’attenzione su un punto cruciale. Anche nell’era dei trattamenti farmacologici innovativi e della chirurgia bariatrica, «l’approccio combinato nutrizionale ed esercizio fisico continua a essere fondamentale».
Un dato spesso sottovalutato riguarda la composizione del peso perso: «Circa un quarto del peso corporeo perso con questi trattamenti è costituito da tessuto muscolare». La perdita di massa magra non è un dettaglio secondario, ma un elemento determinante per la salute complessiva.
La massa e la funzione muscolare, infatti, sono strettamente correlate:
- allo stato di salute generale
- alle capacità immunitarie
- all’omeostasi di numerosi organi
- al metabolismo corporeo
- all’autonomia nelle attività della vita quotidiana
Per questo «è fondamentale mantenere la massa magra attraverso l’esercizio fisico e l’esercizio terapeutico», che rappresentano strumenti propri della presa in carico fisiatrica.
Obesità: malattia cronica, progressiva e remittente
Il materiale del World Obesity Day ricorda con forza che l’obesità è una malattia complessa, con radici profonde che attraversano biologia, genetica, accesso alle cure, marketing alimentare, salute mentale, sonno e stigma. Semplificarla a una sola causa significa renderne ancora più difficile la gestione.
Anche Capodaglio ribadisce che «l’obesità è una patologia cronica, progressiva e remittente», spesso associata a numerose comorbidità che possono condurre la persona «sotto la soglia dell’indipendenza funzionale».
Di fronte a questa complessità, la “cabina di regia” del fisiatra diventa indispensabile per costruire un progetto riabilitativo:
- multidisciplinare
- multispecialistico
- personalizzato
- orientato al lungo termine
L’obiettivo non è soltanto la riduzione del peso, ma la preservazione della capacità funzionale e della qualità della vita, in una prospettiva che tenga insieme prevenzione, trattamento e continuità assistenziale.
Dallo stigma alla presa in carico globale
Il World Obesity Day invita a superare lo stigma e a promuovere sistemi di cura più equi e inclusivi. L’obesità non è una questione individuale isolata, ma un indicatore di sistemi che non funzionano pienamente: ambienti non favorevoli alla salute, disuguaglianze nell’accesso alle cure, povertà, limitata disponibilità di alimenti sani.
In questo contesto, la Medicina Fisica e Riabilitativa offre un contributo essenziale: integrare competenze nutrizionali, motorie, metaboliche e psicosociali in un percorso centrato sulla persona.
La Giornata del 4 marzo è dunque un’occasione per ribadire che la riabilitazione non è un passaggio accessorio, ma una componente strutturale della presa in carico dell’obesità, capace di incidere sulla salute globale, sull’autonomia e sulla partecipazione sociale.
Otto miliardi di ragioni per agire significano anche una responsabilità condivisa: clinica, scientifica e culturale. E la fisiatria è pronta a fare la sua parte.









