Le strategie con cui una persona affronta la propria malattia possono influenzare l’efficacia della riabilitazione respiratoria più dei sintomi di ansia o depressione. È questa la conclusione di uno studio pubblicato sull’European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine (EJPRM), che evidenzia l’importanza di integrare la valutazione psicologica e il potenziamento delle strategie di coping nei programmi riabilitativi multidisciplinari dedicati alle patologie polmonari.
Lo studio prospettico osservazionale, coordinato da Alessandra Gorini dell’Università degli Studi di Milano e degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri IRCCS, ha coinvolto 101 pazienti ricoverati in un’Unità di Riabilitazione Polmonare, con un’età media di 73,5 anni, affetti prevalentemente da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e insufficienza respiratoria.
Un carico psicologico molto elevato
La valutazione effettuata nei primi giorni di ricovero ha evidenziato una diffusione molto elevata del disagio psicologico:
- il 48,5% dei pazienti presentava sintomi di ansia;
- il 67,3% sintomi depressivi;
- le donne mostravano livelli significativamente superiori di ansia e stress rispetto agli uomini.
Non sono invece emerse differenze rilevanti tra le diverse patologie respiratorie, segno che il peso psicologico accompagna trasversalmente le principali malattie polmonari croniche.
Depressione e stress incidono sulla condizione clinica
L’analisi ha confermato una stretta relazione tra condizioni psicologiche e stato funzionale all’ingresso in riabilitazione.
I pazienti con maggiori sintomi depressivi presentavano infatti:
- maggiore dispnea nelle attività quotidiane;
- minore autonomia funzionale;
- peggiori prestazioni fisiche;
- maggiore rischio di lesioni da pressione;
- peggiore percezione della propria salute.
Anche livelli più elevati di stress risultavano associati a una maggiore compromissione funzionale, confermando come gli aspetti psicologici e quelli fisici tendano ad alimentarsi reciprocamente nelle patologie respiratorie croniche.
A fare la differenza è il coping
L’aspetto più interessante dello studio riguarda però i risultati della riabilitazione.
Contrariamente a quanto ci si sarebbe potuti aspettare, ansia, depressione e stress non si sono dimostrati predittori del recupero funzionale.
A influenzare gli esiti sono state invece le modalità con cui i pazienti affrontavano la malattia, cioè le strategie di coping.
In particolare:
- una maggiore tendenza al problem solving è risultata associata a un minore miglioramento dei sintomi percepiti;
- un maggiore ricorso alla religione come principale strategia di coping è risultato associato a un minor miglioramento del rischio di caduta.
Gli autori invitano però a interpretare questi risultati con prudenza. Non significa infatti che tali strategie siano negative in sé, ma che potrebbero riflettere modalità più complesse di percezione della malattia, aspettative elevate o caratteristiche individuali che meritano ulteriori approfondimenti.
Verso una riabilitazione sempre più personalizzata
Secondo gli autori, questi dati rafforzano la necessità di inserire sistematicamente lo screening psicologico nei percorsi di riabilitazione respiratoria, valutando non soltanto ansia, depressione e stress, ma anche il modo in cui il paziente affronta la propria condizione.
L’obiettivo è sviluppare interventi personalizzati che aiutino i pazienti ad adottare strategie di coping più efficaci, migliorando così l’aderenza ai programmi riabilitativi, il recupero funzionale e la qualità della vita.
Lo studio suggerisce inoltre l’opportunità di prestare particolare attenzione alle differenze di genere, considerando la maggiore vulnerabilità psicologica osservata nelle donne, e sottolinea come la componente psicologica debba essere considerata parte integrante della presa in carico riabilitativa delle persone con malattie respiratorie croniche.

