La scomparsa di Alex Zanardi, avvenuta il 2 maggio 2026, nello stesso giorno in cui il mondo del motorsport ricorda Ayrton Senna, rappresenta un momento di grande commozione per lo sport, per la comunità delle persone con disabilità e per tutto il mondo della riabilitazione. La sua figura ha incarnato, in modo unico, la capacità di trasformare una perdita funzionale gravissima in un nuovo progetto di vita, fondato su determinazione, coraggio e fiducia nelle proprie possibilità.
Per la Medicina fisica e riabilitativa, Zanardi è stato molto più di un campione sportivo: è stato un punto di riferimento culturale e umano. La sua storia ha contribuito a diffondere una visione della disabilità non come limite, ma come condizione da cui ripartire, valorizzando le risorse della persona e il ruolo decisivo dei percorsi riabilitativi.
Il suo impegno per l’inclusione ha trovato espressione concreta anche nel progetto “Obiettivo 3”, volto a promuovere l’accesso allo sport per le persone con disabilità. Un’iniziativa che ha contribuito a cambiare lo sguardo sociale sulla disabilità, favorendo la partecipazione e l’empowerment attraverso l’attività sportiva.
In questo contesto, Simfer rinnova il proprio impegno a sostegno del movimento paralimpico e della cultura dell’inclusione. Un impegno testimoniato anche dalla partecipazione attiva e qualificata della medicina riabilitativa italiana nelle recenti Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, dove i professionisti della riabilitazione hanno contribuito in modo determinante alla tutela della salute e alla performance degli atleti.
Una vita tra sport, sfide e rinascita
Alessandro “Alex” Zanardi è nato a Bologna il 23 ottobre 1966 ed è cresciuto a Castel Maggiore, sviluppando fin da giovane una grande passione per i motori. La sua carriera sportiva lo ha portato ai vertici del motorsport internazionale, fino alla consacrazione nel campionato CART negli Stati Uniti, dove ha conquistato due titoli consecutivi nel 1997 e nel 1998.
Nel 2001, un gravissimo incidente sul circuito del Lausitzring ha segnato una svolta radicale nella sua vita, con l’amputazione di entrambe le gambe. Da quel momento, Zanardi ha intrapreso un percorso straordinario di rinascita, tornando prima alle competizioni automobilistiche e poi diventando uno dei più grandi protagonisti del paraciclismo mondiale.
Alle Paralimpiadi di Londra 2012 e Rio 2016 ha conquistato quattro medaglie d’oro e due d’argento, oltre a numerosi titoli mondiali. La sua capacità di reinventarsi ha rappresentato un esempio concreto di come, anche dopo eventi traumatici, sia possibile ricostruire una vita piena e significativa.
Il suo approccio alla vita è rimasto impresso in una frase diventata simbolo del suo pensiero: «Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa».
Nel 2020 un secondo grave incidente durante una staffetta benefica in handbike ha messo nuovamente alla prova la sua straordinaria forza. Da allora ha affrontato un lungo e complesso percorso riabilitativo, vissuto con riservatezza ma sempre accompagnato dall’affetto della sua famiglia.
La testimonianza di Alex Zanardi resta un patrimonio prezioso per la medicina riabilitativa e per tutta la società. Il suo esempio continua a indicare una direzione chiara: investire nella riabilitazione, promuovere l’inclusione e sostenere ogni persona nel proprio percorso di autonomia e partecipazione alla vita sociale.

