Alle Tofane, nel quarto giorno di gare delle Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, il clima è quello delle grandi occasioni: entusiasmo, attesa, pubblico, neve e una competizione che non è solo spettacolo, ma anche espressione concreta di ciò che la medicina fisica e riabilitativa osserva ogni giorno nella pratica clinica, cioè il rapporto tra condizione funzionale, adattamento e performance.
Nella seconda puntata del suo racconto dalle Paralimpiadi con l’occhio del medico fisiatra, Emiliana Bizzarini, chief medical officer della delegazione italiana e socio Simfer, accompagna i lettori dentro il cuore della manifestazione, unendo l’emozione dell’evento sportivo a uno sguardo tecnico particolarmente prezioso.
«Oggi è 10 marzo, è il quarto giorno di competizioni, mi trovo alle Tofane, l’atmosfera è davvero di festa», racconta Bizzarini all’inizio del suo video aggiornamento. Il bilancio, intanto, è già molto positivo per la squadra azzurra: «Per quanto riguarda i risultati della nostra delegazione, abbiamo ottenuto ben 5 medaglie, due d’oro, due d’argento e una di bronzo».
Ma il racconto non si ferma ai risultati. Uno degli aspetti più interessanti del suo intervento è proprio l’attenzione alla composizione clinico-funzionale della delegazione italiana, che restituisce anche la varietà delle condizioni con cui il medico fisiatra si confronta nella presa in carico delle persone con disabilità. I 45 atleti italiani presenti ai Giochi rappresentano infatti quadri diversi: oltre il 50% presenta amputazioni o anomalie di sviluppo degli arti; circa un terzo convive con una lesione midollare o con spina bifida; la restante parte comprende atleti con disabilità visiva, insieme agli atleti guida.
Dal punto di vista tecnico, Bizzarini si sofferma poi sul sistema di classificazione nello sci alpino paralimpico, elemento decisivo per comprendere davvero la gara. Nella categoria visual impaired competono atleti con disabilità visiva suddivisi in classi differenti, a cui si è recentemente aggiunta una nuova articolazione. La classe B3, che comprende atleti con maggiore residuo visivo, viene oggi distinta nelle sottoclassi S3 e S4. Per l’eleggibilità, spiega, si considerano parametri come un’acuità visiva inferiore a un decimo con la massima correzione oppure un campo visivo compreso tra 5 e 20 gradi. All’estremo opposto vi sono gli atleti della classe B1, con cecità completa, che non percepiscono il movimento di una mano davanti agli occhi.
È qui che emerge uno degli aspetti più significativi della competizione paralimpica anche dal punto di vista culturale e medico: gli atleti gareggiano insieme all’interno della stessa categoria, ma i risultati vengono ponderati attraverso un fattore di correzione del tempo. «Più grave è la disabilità, più il tempo scorre lentamente», spiega Bizzarini, sintetizzando in modo efficace un meccanismo pensato per rendere la competizione il più possibile equa rispetto alle diverse condizioni funzionali.
Accanto alla categoria degli atleti con disabilità visiva, lo sci alpino paralimpico prevede anche la classe standing, che comprende atleti in stazione eretta differenziati in base al loro potenziale di movimento, e la classe sitting, in cui si gareggia con il monosci. Anche in questi casi il principio resta lo stesso: tenere conto della specificità della disabilità per consentire un confronto agonistico corretto.
Nel video, la scena si sposta poi verso l’attesa della combinata, con la prova di slalom ormai imminente. Ed è proprio lì, a ridosso della partenza, che il racconto torna a intrecciare atmosfera e competenza, emozione sportiva e lettura fisiatrica. «Oggi si sta svolgendo la combinata e quindi fra pochissimi minuti gli atleti partiranno per la competizione di slalom: da qui ci attendiamo numerose medaglie».
La seconda corrispondenza di Emiliana Bizzarini conferma così il valore di questo sguardo “interno” alle Paralimpiadi: non solo cronaca delle gare, ma anche occasione per comprendere meglio, attraverso lo sport di altissimo livello, la complessità delle condizioni di disabilità, il significato delle classificazioni funzionali e il lavoro che rende possibile la partecipazione agonistica ai massimi livelli.

