È stato pubblicato su European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine l’editoriale di Giovanni Iolascon, presidente Simfer, dal titolo Rehabilitation as moral responsibility: an evolutionary perspective. Il contributo propone una lettura della riabilitazione come processo umano, relazionale ed etico, oltre che come insieme di interventi clinici finalizzati a ottimizzare il funzionamento e ridurre la disabilità.
Il punto di partenza è una constatazione ormai centrale per i sistemi sanitari di tutto il mondo: la crescita delle condizioni croniche, l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei bisogni riabilitativi impongono di ripensare il ruolo della riabilitazione. Circa 2,4 miliardi di persone nel mondo hanno bisogno di riabilitazione, mentre molte di esse non hanno ancora un accesso adeguato ai servizi.
In questo scenario, Iolascon propone di guardare alla riabilitazione attraverso la categoria della “responsabilità morale”, collegandola alla riflessione evolutiva di Charles Darwin. Nella prospettiva darwiniana, cooperazione, empatia e coesione sociale sono alla base del senso morale, perché hanno favorito la sopravvivenza dell’uomo e la sua capacità di vivere insieme.
Applicata alla medicina fisica e riabilitativa, questa chiave di lettura permette di comprendere il recupero non come semplice ripristino di una funzione biologica perduta, ma come processo di riorganizzazione adattativa all’interno di un contesto sociale. La persona non è destinataria passiva delle cure, ma parte attiva di un percorso condiviso. Il team riabilitativo, guidato dal fisiatra, diventa una sorta di micro-società coordinata, nella quale ogni professionista contribuisce a un obiettivo comune: il recupero funzionale ed esistenziale della persona.
In questa prospettiva, l’alleanza terapeutica assume un valore decisivo. Non è solo una condizione tecnica del trattamento, ma l’espressione concreta di una responsabilità condivisa. L’adesione al percorso, la partecipazione attiva alla terapia, la capacità di riapprendere o modificare comportamenti non dipendono solo dalla volontà individuale, ma maturano dentro una relazione fondata su fiducia, comunicazione e impegno reciproco.
L’editoriale sottolinea inoltre che la riabilitazione è sempre un processo di riadattamento a un ecosistema cambiato. Dopo un ictus, una frattura di femore, una malattia cronica o una lesione, la persona è chiamata a reinterpretare il proprio corpo, l’ambiente, le relazioni, le possibilità di partecipazione. Il recupero non avviene mai in isolamento, ma dentro una rete clinica, familiare e sociale che sostiene e rende possibile il cammino riabilitativo.
Da qui derivano anche importanti implicazioni per le politiche sanitarie. Investire in riabilitazione significa costruire sistemi capaci di continuità, collaborazione ed empowerment. Se la riabilitazione è una componente essenziale della copertura sanitaria universale, non basta aumentare i servizi disponibili: occorre favorire percorsi realmente integrati, interdisciplinari e centrati sulla persona.
Il messaggio conclusivo dell’articolo richiama il valore più profondo della riabilitazione: non si tratta solo di restituire movimento, funzione o indipendenza, ma di contribuire a ricostruire il posto della persona nel mondo. La dignità si ritrova attraverso la partecipazione, la speranza si sostiene attraverso la relazione. In un tempo in cui la sanità rischia di diventare sempre più frammentata e tecnologica, la riabilitazione ricorda che la cura non è soltanto un processo biologico, ma un’impresa umana condivisa.
La riflessione sui valori che ispirano l’agire riabilitativo trova inoltre una significativa consonanza con le più recenti indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a partire dalla resolution “Strengthening rehabilitation in health systems” (WHA76.6) del 2023, che riconosce la riabilitazione come componente essenziale dei sistemi sanitari contemporanei.
Leggi l’articolo:
European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine 2026 May 12
Rehabilitation as moral responsibility: an evolutionary perspective
Giovanni IOLASCON *

