Le riflessioni di Antonio Robecchi Majnardi al talk AIL
Oggi le terapie innovative permettono sempre più spesso di cronicizzare i tumori del sangue, rendendo centrale non solo la sopravvivenza, ma soprattutto la qualità della vita dei pazienti lungosopravviventi. Questo fondamentale cambio di paradigma è stato il cuore del recente video-talk “Mettiamoci Comodi”, promosso da AIL (Associazione Italiana contro Leucemie linfomi mieloma) in occasione del mese di sensibilizzazione sul Mieloma Multiplo.
Il Mieloma Multiplo è una patologia che colpisce le plasmacellule e ha la peculiare e grave caratteristica di distruggere l’osso, sbilanciando il fisiologico rimodellamento scheletrico e causando lesioni litiche, dolore e fratture patologiche (specialmente a carico di vertebre, bacino e sterno).
In ambito riabilitativo, l’approccio a questa patologia ha subito una vera e propria rivoluzione: se fino a pochi anni fa ai pazienti oncologici veniva prescritto il riposo a letto, oggi mantenere un corpo attivo è considerato cruciale. Durante l’incontro, Antonio Robecchi Majnardi, medico fisiatra dell’Istituto Auxologico Italiano e consigliere di presidenza Simfer, ha illustrato in modo approfondito il ruolo centrale della Medicina Fisica e Riabilitativa nella gestione multidisciplinare di questi pazienti.
La gestione del dolore e la stabilizzazione – Il percorso riabilitativo e la gestione del dolore sono aspetti cruciali per il paziente e per il suo percorso di cura. Robecchi Majnardi ha spiegato che, in caso di frattura patologica, non si può prescindere da una valutazione ortopedica o neurochirurgica per stabilizzare il danno. Tuttavia, il dolore osseo può presentarsi anche prima di una frattura conclamata: in questi casi, il fisiatra può intervenire tramite la tutorizzazione, assecondando il percorso di guarigione e aiutando il paziente a tollerare meglio i disturbi, sempre in armonia con le terapie farmacologiche.
L’esercizio fisico come strumento terapeutico biologico e psicologico – L’allettamento, un tempo raccomandato, è oggi considerato dannoso poiché favorisce per esempio l’insorgenza di infezioni in pazienti già immunodepressi. Robecchi Majnardi ha evidenziato come sia radicalmente “cambiata la consapevolezza sull’importanza dell’esercizio”. L’attività motoria agisce su più fronti:
- Prevenzione e recupero funzionale: L’esercizio previene le complicanze da immobilità e migliorando il controllo neuromotorio, per esempio, riduce il rischio di cadute, limitando la possibilità di nuove fratture.
- Azione meccanica sull’osso: per la qualità dell’osso è importantissimo il carico e sottoporre lo scheletro alle linee di carico antigravitarie facilita la deposizione di calcio e il consolidamento delle fratture, agendo in sinergia con le terapie mediche.
- Il “busto naturale”: Una volta stabilizzati i focolai di frattura (ad esempio a livello vertebrale), è fondamentale il rinforzo della muscolatura del tronco, che deve essere allenata per funzionare come un vero e proprio “busto naturale” a protezione delle strutture ossee.
- Equilibrio e sicurezza: Lavorare sul controllo dell’equilibrio mette il paziente nelle condizioni di sentirsi più sicuro nei movimenti quotidiani, facilitando l’interazione con l’ambiente esterno. Questo contrasta direttamente la “paura di muoversi e di cadere” che terrorizza i pazienti e ne limita la vita sociale, come testimoniato durante il talk dal paziente Stefano Luconi.
- Impatto psicologico: L’esercizio ha un effetto diretto sul tono dell’umore poiché vedere le proprie attività quotidiane limitate appesantisce la vita; la riabilitazione restituisce abilità (seppur adattate) e fa sentire la persona accudita e guidata nel percorso di cura.
Un intervento sartoriale e l’adattamento ambientale – Alla domanda su quali siano le attività più indicate, il fisiatra ha risposto con un concetto chiave della specialità: “Dipende”. L’intervento riabilitativo non può che essere altamente personalizzato, basandosi sulla struttura fisica della persona, sulle sue abitudini, sul suo livello funzionale e, soprattutto, sulla sua motivazione e sui suoi obiettivi di vita. La presa in carico riabilitativa si estende anche al di fuori della palestra o dell’ospedale: può infatti essere importante anche valutare l’ambiente in cui il paziente vive, proponendo modifiche per abbattere le barriere architettoniche domestiche e facilitare la convalescenza in sicurezza.
La sinergia tra Fisiatra ed Ematologo – L’intervento del fisiatra si inserisce all’interno di un rigoroso lavoro di squadra. Nicola Giuliani, ematologo, ha ribadito come l’ematologo debba interfacciarsi con il fisiatra fin dall’inizio del percorso di cura per definire tipologia e tempistiche dell’attività fisica e degli eventuali ausili. Questa sinergia è vitale perché, oltre a migliorare la funzionalità biomeccanica, è scientificamente provato che l’attività fisica potenzia l’efficacia delle immunoterapie e migliora persino l’attecchimento delle cellule staminali nei pazienti sottoposti a trapianto. Dal canto suo, il fisiatra struttura il piano riabilitativo rispettando le eventuali controindicazioni dettate da chi gestisce la terapia medica.

