Un recente editoriale pubblicato sull’European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine (marzo 2026) dai professori Giovanni Iolascon e Antimo Moretti insieme con il Consiglio di Presidenza SIMFER, fa il punto sulla fibromialgia, definendola non più come un semplice disturbo dei tessuti molli, ma come una complessa condizione di dolore cronico primario nociplastico.
Che cos’è la Fibromialgia oggi?
La ricerca degli ultimi vent’anni ha chiarito che il cuore della malattia è la sensibilizzazione centrale. Il cervello dei pazienti presenta un’alterazione nell’elaborazione del dolore e una ipereccitabilità del sistema nervoso, visibile anche attraverso studi di neuroimaging. Questo porta a:
- Ipersensibilità multisensoriale: non solo al dolore, ma anche a luci, suoni e odori.
- Sintomi sistemici: stanchezza cronica (fatigue), disturbi del sonno, difficoltà cognitive (“fibrofog”) e squilibri del sistema autonomico.
- Assenza di danni tissutali: a differenza del passato, è confermato che non esistono anomalie patologiche significative nei muscoli o nei tendini; il problema risiede nel “software” del sistema nervoso.
La Riabilitazione come terapia biologica
L’articolo sottolinea come i farmaci abbiano spesso un’efficacia limitata se usati da soli. La riabilitazione, guidata dal medico fisiatra, emerge invece come una strategia terapeutica fondamentale che agisce direttamente sui meccanismi biologici:
- Esercizio Terapeutico: Attività aerobiche e di rinforzo, se personalizzate e graduali, potenziano le vie che inibiscono il dolore e riducono la paura del movimento (cinesiofobia).
- Educazione alle Neuroscienze del Dolore: Spiegare al paziente come funziona il dolore aiuta a ridurre il senso di minaccia e la “catastrofizzazione”, rimodulando i circuiti cerebrali emotivi.
- Approccio Multidisciplinare: L’integrazione tra esercizio, educazione e strategie di self-management (pacing) migliora la qualità del sonno e la regolazione dello stress.
L’obiettivo: il recupero del Funzionamento
Secondo il modello ICF (Classificazione Internazionale del Funzionamento), l’obiettivo della cura non deve essere solo la riduzione dell’intensità del dolore, ma il miglioramento della vita quotidiana.
Il Progetto Riabilitativo Individuale serve a trasformare la conoscenza dei meccanismi del dolore in obiettivi concreti: tornare a camminare con resistenza, partecipare alla vita sociale e riprendere l’attività lavorativa.
