Si è concluso a Cracovia il Congresso della Società Europea di Medicina Fisica e Riabilitativa (ESPRM 2026), uno dei principali appuntamenti scientifici internazionali del settore, che ha visto una partecipazione ampia e qualificata nonostante le complessità del contesto attuale.
L’edizione 2026 ha confermato il ruolo centrale della riabilitazione nel rispondere alle nuove sfide sanitarie legate all’invecchiamento della popolazione, alla cronicità e alla crescente domanda di presa in carico integrata, ponendo al centro il tema dell’innovazione tecnologica accanto alla solidità delle competenze cliniche consolidate.
In questo scenario, la presenza italiana si è distinta per quantità e qualità dei contributi, con un ruolo da protagonista sia nel programma scientifico sia nel confronto internazionale.
«Qui a Cracovia abbiamo registrato una forte partecipazione italiana, con un ruolo da protagonista», sottolinea Mauro Zampolini. «Già dal primo giorno abbiamo organizzato una sessione interamente italiana dedicata alla teleriabilitazione, uno dei temi centrali del congresso insieme all’innovazione».
L’innovazione è stata infatti uno dei filoni principali dell’intero congresso, declinata nelle sue diverse applicazioni: dalla telemedicina alla teleriabilitazione, fino all’impiego sempre più rilevante dell’intelligenza artificiale nei percorsi riabilitativi.
«Un’innovazione che riguarda sia la telemedicina e la teleriabilitazione, sia l’utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale, su cui ho avuto modo di intervenire in diversi meeting», prosegue Zampolini.
Accanto a questi ambiti emergenti, il congresso ha mantenuto una forte attenzione anche ai temi clinici più consolidati. Tra questi, le sessioni dedicate alla spasticità e quelle sull’area muscoloscheletrica, che continua a rappresentare uno dei pilastri della medicina fisica e riabilitativa.
Il programma scientifico ha inoltre offerto un’ampia varietà di contenuti, con sessioni plenarie, corsi pratici e momenti di approfondimento su numerose condizioni cliniche e approcci terapeutici, confermando il valore del confronto multidisciplinare e internazionale.
«Nel complesso, questo congresso conferma un’Europa della riabilitazione capace di coniugare innovazione e tradizione, con l’obiettivo di migliorare sempre di più la qualità delle cure», conclude Zampolini.
L’esperienza di Cracovia rafforza dunque il ruolo della comunità riabilitativa europea come spazio di scambio scientifico, crescita professionale e sviluppo di nuove prospettive per la presa in carico delle persone con disabilità, in cui l’Italia continua a offrire un contributo significativo.

