Antonio Robecchi Majnardi al Corriere della Sera: «Dopo i 60 anni camminare non basta, servono esercizi mirati»

Eugenio AndreattaHome, News Simfer

In un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, Antonio Robecchi Majnardi, delegato Simfer ai Rapporti con le sezioni e ricerca scientifica, fisiatra e direttore dell’Unità di Medicina Riabilitativa dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano, affronta un tema sempre più centrale per la medicina fisica e riabilitativa: come mantenersi in forma dopo i 60 anni, prevenendo perdita di forza, rigidità, dolore e riduzione della qualità della vita.

Intervistato da Fiamma Tinelli, Robecchi Majnardi porta il punto di vista del medico e quello dell’atleta. Spadaccino fin da bambino, dopo una pausa dall’agonismo è tornato in pedana ottenendo risultati di rilievo a livello internazionale, tra cui il bronzo con la squadra italiana di spada maschile ai Mondiali Master 2025 in Bahrein.

Il messaggio principale dell’intervista è chiaro: non è mai troppo tardi per iniziare a muoversi, ma occorre farlo con gradualità, metodo e attenzione al proprio corpo. Secondo Robecchi Majnardi, grazie ai progressi della medicina e a una maggiore consapevolezza degli stili di vita, oggi i 60 anni possono rappresentare una fase ancora piena di possibilità, a condizione che l’attività fisica diventi una vera abitudine quotidiana.

Un punto particolarmente rilevante riguarda il ruolo della camminata. Camminare fa bene, ma da sola non basta. L’attività del cammino, infatti, utilizza sempre le stesse lunghezze muscolari, mentre per invecchiare bene è necessario esplorare ampiezze articolari diverse, mantenere elasticità, mobilità, forza e consapevolezza del corpo. Da qui l’indicazione a integrare il movimento con esercizi mirati, capaci di coinvolgere la muscolatura profonda e di contrastare gli effetti della sedentarietà.

Robecchi Majnardi richiama anche un’immagine efficace: l’uomo contemporaneo vive troppo seduto, mentre il corpo umano è fatto per muoversi, correre, arrampicarsi, nuotare, cambiare postura, usare articolazioni e muscoli in modo vario. La vita sedentaria porta progressivamente ad accorciamento muscolare, perdita di forza, compensi articolari, dolore e infiammazioni.

Per questo, dopo i 60 anni, l’obiettivo non è necessariamente la prestazione sportiva, ma la cura dell’elasticità muscolare, della postura e della funzione. Attività come Tai Chi, yoga e pilates possono essere particolarmente utili per chi parte da una condizione di sedentarietà, perché favoriscono allungamento, tonificazione e propriocezione. Ma, se praticati con gradualità e piacere, possono andare bene anche nuoto, corsa, trekking o altre attività capaci di generare motivazione e continuità.

Nell’intervista viene sottolineata anche l’importanza della muscolatura assiale e dei cingoli: addominali, paravertebrali, glutei e spalle sono aree fondamentali per sostenere il movimento, proteggere la colonna e migliorare la funzionalità complessiva. Gli addominali, ricorda Robecchi Majnardi, non servono solo per ragioni estetiche, ma contribuiscono a ridurre il carico sulla colonna lombare e possono avere un ruolo importante anche nella prevenzione e nel trattamento del mal di schiena.

Accanto all’attività fisica, trovano spazio anche altri fattori decisivi: sonno, stress, alimentazione e consapevolezza. Lo stress, in particolare, viene indicato come un elemento spesso sottovalutato, perché può peggiorare la qualità del sonno, aumentare la tensione fisica e favorire abitudini poco salutari.

Il consiglio più semplice, ma anche molto concreto, riguarda un esercizio quotidiano: sedersi a terra con la schiena contro il muro e le gambe distese davanti a sé, per allungare la catena muscolare posteriore e contrastare gli effetti delle troppe ore passate seduti.

La prospettiva proposta da Robecchi Majnardi è pienamente coerente con l’approccio della medicina fisica e riabilitativa: non limitarsi alla cura del sintomo, ma promuovere funzione, autonomia, prevenzione e qualità della vita. Invecchiare bene significa prendersi cura del corpo prima che compaiano limitazioni importanti, scegliendo attività adeguate, sostenibili e personalizzate.

Come ricorda nell’intervista, il movimento deve diventare parte della vita quotidiana, con la stessa naturalezza con cui ci si prende cura dell’igiene personale. E il messaggio finale è un invito a non temere la fatica: la fatica fisica, quando è proporzionata e ben guidata, è il segno di un corpo che viene usato, allenato e mantenuto vivo.

Leggi l’intervista integrale.