Con l’arrivo delle alte temperature, cresce il numero di persone che si chiedono se sia sicuro praticare attività fisica all’aperto. Il caldo intenso, soprattutto quando associato a un’elevata umidità, può infatti trasformare lo sport in un fattore di rischio, aumentando la probabilità di sviluppare disturbi anche gravi legati al surriscaldamento dell’organismo.
A fare il punto è Andrea Bernetti, Segretario Generale Simfer e ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento, in un intervento pubblicato da LaPresse.
Come il caldo mette sotto stress l’organismo
«Quando facciamo attività fisica – spiega Bernetti – il nostro apparato muscolo-scheletrico produce inevitabilmente calore. Per mantenere stabile la temperatura corporea, i vasi sanguigni si dilatano per disperdere il calore verso l’esterno e il nostro organismo aumenta la sudorazione».
Quando però la temperatura ambientale si avvicina ai 30 °C, questo delicato sistema di termoregolazione lavora già al limite delle proprie capacità fisiologiche, esponendo il corpo a rischi sempre maggiori.
Dai crampi al colpo di calore
Le prime manifestazioni dello stress termico sono spesso rappresentate dai crampi muscolari, dolorose contrazioni involontarie dovute alla rapida perdita di liquidi ed elettroliti attraverso una sudorazione intensa.
Se l’attività prosegue senza un’adeguata idratazione o senza ridurre lo sforzo, può comparire l’esaurimento da calore. «In questa fase – spiega Bernetti – il sistema cardiovascolare fatica a garantire contemporaneamente il flusso di sangue ai muscoli e alla cute, necessaria per disperdere il calore. Si manifestano così debolezza intensa, calo della pressione arteriosa e tachicardia».
La condizione più grave è il colpo di calore, una vera emergenza medica. «Quando il sistema di termoregolazione collassa – sottolinea il Segretario Generale Simfer – la temperatura corporea supera i 40 °C, con un concreto rischio di danni al sistema nervoso centrale e agli organi interni».
Le precauzioni per praticare sport in sicurezza
Per ridurre i rischi è fondamentale adottare alcune semplici precauzioni:
– bere almeno mezzo litro d’acqua nelle due ore precedenti l’attività fisica
– indossare abbigliamento tecnico, chiaro e traspirante
– ridurre intensità e durata dell’allenamento del 20–30% rispetto alle normali abitudini
– bere piccoli sorsi d’acqua ogni 15–20 minuti, anche in assenza di sete
– proseguire l’idratazione anche dopo il termine dell’esercizio.
Un altro principio fondamentale è imparare ad ascoltare il proprio corpo. «Se ci si sente già affaticati o poco riposati – ricorda Bernetti – è preferibile rinunciare all’allenamento».
Attenzione anche all’umidità
Oltre alla temperatura, un ruolo determinante è svolto dall’umidità.
«Quando l’umidità relativa supera il 60–70%, il sudore evapora con molta più difficoltà e il nostro principale sistema di raffreddamento perde efficacia», osserva Bernetti. In queste condizioni, tipiche delle giornate afose, sarebbe opportuno evitare l’attività fisica intensa all’aperto.
Bambini e anziani più vulnerabili
Tra le categorie maggiormente esposte ai rischi del caldo figurano bambini e anziani.
I bambini producono una maggiore quantità di calore metabolico rispetto agli adulti, mentre negli anziani il sistema di termoregolazione è fisiologicamente meno efficiente e la capacità di vasodilatazione cutanea risulta ridotta.
Quando fermarsi immediatamente
Esistono alcuni sintomi che richiedono l’interruzione immediata dell’attività fisica:
– cefalea intensa e pulsante
– vertigini
– nausea improvvisa
– disturbi gastrointestinali
– marcata debolezza.
Il segnale più pericoloso è però la scomparsa improvvisa della sudorazione.
«Se durante o subito dopo lo sforzo la pelle diventa molto calda, arrossata e completamente asciutta, ci troviamo di fronte al principale segno clinico di un colpo di calore imminente o già in atto», avverte Bernetti.
In questi casi è necessario interrompere immediatamente ogni attività, chiamare i servizi di emergenza e iniziare il raffreddamento della persona in attesa dei soccorsi.
La Medicina fisica e riabilitativa ricorda come una corretta prevenzione rappresenti lo strumento più efficace per continuare a praticare attività fisica anche durante l’estate, adattando allenamenti e comportamenti alle condizioni ambientali e alle caratteristiche individuali.

