Monica Pinto a “Salute a tutti”: innovazione e approccio olistico nella riabilitazione oncologica

Eugenio AndreattaHome, La SIMFER sui media, News Simfer, Sezione - 08 - riabilitazione in oncologia

Nel corso della recente puntata del rotocalco televisivo “Salute a tutti” della tv campana PrimaTivvù condotta da Umberto Russo, Monica Pinto, direttrice della Struttura complessa di Medicina riabilitativa dell’Istituto Pascale di Napoli e segretario della Sezione scientifica Simfer 8 – Riabilitazione in Oncologia, ha delineato (al minuto 7.30 del video) le nuove frontiere della riabilitazione in ambito oncologico. L’intervento ha evidenziato come la disciplina stia vivendo una profonda evoluzione, allontanandosi dall’immagine tradizionale legata esclusivamente alla palestra e agli attrezzi meccanici per abbracciare l’alta tecnologia e un approccio sempre più sartoriale verso il paziente.

Un punto focale dell’aggiornamento riguarda l’implementazione della teleriabilitazione, resa possibile grazie a fondi europei. Il dipartimento ha introdotto l’uso di specifici “home kit”, vere e proprie valigette contenenti display per il collegamento remoto e sensori inerziali. Questi dispositivi, applicati agli arti del paziente, permettono ai fisioterapisti di monitorare a distanza la precisione del gesto motorio e i gradi di movimento, correggendo l’esecuzione in tempo reale.

Di particolare interesse clinico è l’integrazione di “serious games” per la riabilitazione respiratoria, che attraverso scenari ludici, come la guida di una mongolfiera, hanno dimostrato di aumentare significativamente l’aderenza al trattamento anche nella popolazione anziana. Tutti gli home kit sono connessi ad una piattaforma centrale con la presenza di un fisioterapista.

Sul fronte diagnostico, la dottoressa Pinto parlato delle nuove strumentazioni per la mineralometria a ultrasuoni. A differenza della MOC tradizionale, questa tecnologia non utilizza radiazioni ionizzanti, permettendo valutazioni rapide, non invasive e ripetibili della densità ossea direttamente in ambulatorio. Questo strumento si rivela cruciale per il monitoraggio frequente della salute ossea nei pazienti sottoposti a terapie che inducono osteopenia.

L’intervento si è poi soffermato (dal minuto 33) sulla gestione del paziente con metastasi ossee, sottolineando un cambio di paradigma: la condizione metastatica, pur non essendo guaribile, è “curabile” in senso riabilitativo. La prescrizione dell’esercizio deve basarsi su una rigorosa valutazione del rischio di frattura, specialmente in presenza di lesioni che intaccano la corticale ossea. L’obiettivo è creare un “corsetto naturale” muscolare che protegga lo scheletro, sfruttando il cross-talk biochimico tra muscolo e osso che influenza positivamente anche il sistema immunitario. Anche nel post-operatorio di interventi come la vertebroplastica, la riabilitazione è mandatoria: la cementificazione, infatti, conferisce solidità ma riduce l’elasticità del segmento vertebrale, richiedendo un compenso muscolare specifico per gestire i carichi.

Infine, dal minuto 59.30 è stata marcata la distinzione tra attività fisica adattata e riabilitazione specialistica. Mentre l’esercizio aerobico combinato a quello di resistenza è indicato per gestire effetti collaterali sistemici come le artralgie da inibitori dell’aromatasi o la fatigue, la riabilitazione vera e propria interviene sui deficit funzionali specifici. L’approccio sottolineato da Pinto mira a garantire non solo il recupero funzionale ma una qualità di vita soddisfacente, monitorata attraverso scale di valutazione validate, e si apre alle prospettive della medicina di genere per personalizzare ulteriormente i percorsi terapeutici in base alle differenze biologiche e di identità.