La rivoluzione digitale passa anche dalla riabilitazione: al Congresso nazionale Simfer uno dei temi più discussi è stato quello dell’intelligenza artificiale (IA), analizzato nei suoi aspetti potenziali e nelle criticità dall’esperienza clinica e scientifica di Mauro Zampolini, specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa e in Neurologia, direttore del Dipartimento di Riabilitazione della USL Umbria 2 e docente presso l’Università di Perugia.
Con un’esperienza scientifica e clinica pluridecennale nel campo della riabilitazione neurologica e della neurofisiologia, Zampolini ha posto l’accento su come l’IA stia diventando sempre più pervasiva nel nostro settore, tanto da rappresentare un elemento chiave di discussione anche nel ricco programma congressuale di Simfer.
«L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia di frontiera: sta entrando nella pratica quotidiana e può offrire grandi vantaggi, dalla semplificazione delle attività burocratiche fino al supporto alle scelte cliniche», ha sottolineato Zampolini. «Per esempio, l’IA può velocizzare processi come la compilazione delle cartelle cliniche o la generazione di report clinici: registrando un colloquio con il paziente, potremmo ottenere un report dettagliato e strutturato, trasformando dieci righe di testo in tre pagine coerenti di documentazione clinica senza sottrarre tempo al rapporto medico-paziente».
Questa evoluzione, ha continuato Zampolini, apre scenari entusiasmanti per la pratica riabilitativa, ma porta con sé rischi reali: «L’IA può “inventare” risposte non corrette o fuorvianti se non gestita con rigore. Bisogna quindi definire strategie per mitigare questi rischi, sviluppare competenze critiche nell’uso degli strumenti e costruire percorsi formativi solidi», ha spiegato, indicando l’importanza di un approccio che bilanci entusiasmo e consapevolezza critica.
Tra le opportunità più rilevanti vi è anche l’impiego di strumenti predittivi basati su machine learning: con dataset clinici sempre più ampi, i sistemi intelligenti potrebbero aiutare i clinici a stimare il potenziale di recupero dei pazienti, supportando la pianificazione degli interventi riabilitativi in modo più accurato e personalizzato. «Questo non sostituisce il clinico, ma può diventare uno strumento in più per orientare le decisioni e ottimizzare i percorsi terapeutici», ha evidenziato Zampolini.
Il tema dell’intelligenza artificiale sarà ulteriormente sviluppato nel prossimo Congresso Simfer a Torino, dove sono previste sessioni dedicate a come l’IA possa essere integrata nei diversi aspetti della riabilitazione, dalla gestione dei dati clinici alla personalizzazione dei programmi terapeutici.
Con la medicina riabilitativa italiana che si muove sempre più verso l’integrazione di tecnologie digitali avanzate, l’intervento di Zampolini ha offerto ai congressisti un quadro chiaro e articolato delle sfide e delle prospettive future, sottolineando l’importanza di un uso etico, informato e critico dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica.

