Il rapporto tra microbiota intestinale e patologie muscoloscheletriche rappresenta una frontiera di crescente interesse per la medicina fisica e riabilitativa. Di questo tema ha parlato Alessandro De Sire, Professore Associato di Medicina Fisica e Riabilitativa presso l’Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro e componente del Consiglio di Presidenza Simfer, nel corso di una lettura presentata al Congresso nazionale.
Al centro dell’intervento, il ruolo della fisiatria e della riabilitazione nella modulazione della disbiosi intestinale e dei suoi effetti sistemici. Le evidenze scientifiche più recenti mostrano infatti una stretta correlazione tra alterazioni del microbiota e patologie muscoloscheletriche ad alta prevalenza, come artrosi, osteoporosi e sarcopenia.
De Sire ha illustrato come l’esercizio fisico e, in particolare, l’esercizio terapeutico possano incidere positivamente sull’equilibrio del microbiota intestinale. Un effetto che si inserisce nel più ampio quadro dell’inflammaging, l’infiammazione cronica di basso grado tipica dell’invecchiamento, frequentemente associata a condizioni degenerative e a dolore muscoloscheletrico persistente.
«L’inflammaging – ha spiegato – è un denominatore comune in molti pazienti anziani con artrosi, sarcopenia e osteoporosi. La fisiatria può intervenire su questo processo non solo con la prescrizione dell’esercizio terapeutico e con trattamenti infiltrativi articolari, ma anche attraverso l’educazione del paziente e una presa in carico globale».
Un approccio integrato, dunque, che considera la persona nella sua complessità e che vede la riabilitazione come strumento centrale non solo nel recupero funzionale, ma anche nella modulazione dei meccanismi infiammatori alla base della malattia.
Pur in presenza di numerosi studi sperimentali e in vitro, De Sire ha sottolineato la necessità di rafforzare la ricerca clinica sull’uomo, per consolidare le evidenze e tradurle in indicazioni sempre più precise per la pratica quotidiana. Un ambito di studio che, secondo il relatore, merita di essere sviluppato sia sul piano scientifico sia su quello clinico.
Il paziente con artrosi, in particolare, rimane uno dei principali destinatari dell’intervento fisiatrico: un paziente che richiede una gestione a 360°, soprattutto in ambito riabilitativo e nella cura del dolore muscoloscheletrico, una delle cause più frequenti di accesso agli ambulatori di medicina fisica e riabilitativa.
Un contributo che conferma il ruolo strategico della fisiatria nel collegare ricerca, prevenzione e pratica clinica, aprendo nuove prospettive per una presa in carico sempre più personalizzata e basata su evidenze emergenti.

