Nel corso del Congresso nazionale Simfer, il tema del rischio di caduta è stato al centro di un approfondimento di grande rilevanza clinica e organizzativa, affrontato in un incontro “Meet the Professor” dedicato a una delle sfide più complesse e trasversali della medicina fisica e riabilitativa.
Protagonista dell’incontro è stato Marco Invernizzi, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa e direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Piemonte Orientale, da anni impegnato sia sul piano clinico sia su quello scientifico nella gestione delle patologie del metabolismo osseo, della sarcopenia e delle fratture da fragilità, con particolare attenzione alla presa in carico riabilitativa.
«Il rischio di caduta è una tematica estremamente complessa», ha spiegato Invernizzi nel corso del suo intervento, «che coinvolge numerose patologie croniche e, più in generale, l’anziano fragile». Proprio per questa complessità, l’incontro è stato pensato come uno spazio di confronto interattivo e dinamico, orientato a fornire strumenti concreti e immediatamente utilizzabili nella pratica clinica quotidiana.
Dalla stratificazione del rischio agli interventi di prevenzione
Nel suo intervento, Invernizzi ha messo in evidenza la necessità di partire da una corretta stratificazione del rischio di caduta, illustrando gli strumenti più efficaci per la valutazione e sottolineando l’importanza di disporre di metodi rapidi, affidabili e sostenibili. Un’esigenza particolarmente sentita nella pratica fisiatrica, dove l’elevato numero di pazienti e la complessità dei quadri clinici rendono indispensabili strumenti che possano essere realmente applicabili nel lavoro di tutti i giorni.
Ampio spazio è stato dedicato anche agli interventi di prevenzione, con l’obiettivo di ridurre il rischio di caduta attraverso un approccio integrato che tenga conto delle molteplici variabili in gioco. Tra queste, i fattori ambientali – come il domicilio, le strutture residenziali o l’ospedale – giocano un ruolo determinante, così come i fattori legati al singolo paziente.
Fattori individuali e ruolo del fisiatra
La perdita dell’equilibrio, la riduzione della propriocezione legata all’invecchiamento, il calo della forza muscolare – in particolare a livello della muscolatura prossimale – e l’uso appropriato degli ausili sono solo alcuni degli elementi che il fisiatra è chiamato a valutare in modo sistematico. «Sono tanti i fattori che contribuiscono al rischio di caduta», ha sottolineato Invernizzi, «ed è fondamentale che il fisiatra li conosca, li sappia riconoscere e li integri in un progetto riabilitativo mirato».
Innovazione tecnologica e digital health
All’interno dell’incontro non è mancato uno sguardo alle innovazioni tecnologiche, sempre più presenti anche nell’ambito della prevenzione delle cadute. Sensori wearable, strumenti di digital innovation e nuove soluzioni tecnologiche possono oggi offrire un supporto significativo nella valutazione e nel monitoraggio dei pazienti, contribuendo a una gestione più efficace e personalizzata del rischio.
Un tema che si inserisce pienamente nel più ampio percorso del Congresso Simfer, fortemente orientato a coniugare evidenze scientifiche, innovazione e trasferibilità clinica, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della medicina fisica e riabilitativa nella presa in carico delle persone fragili e nella prevenzione degli eventi avversi.

