A Congresso nazionale Simfer concluso, la Sezione 6 – Malattie extrapiramidali traccia un primo bilancio delle attività e delle prospettive emerse nei giorni congressuali. A raccontare quanto avvenuto è Marianna Capecci, docente di Medicina fisica e riabilitativa all’Università Politecnica delle Marche e referente neoeletta della Sezione.
«Si è appena conclusa la riunione della Sezione 6 – spiega Capecci – un momento importante che ha visto anche l’emersione del nuovo gruppo di coordinamento. Ma soprattutto è stata l’occasione per raccogliere e mettere a fuoco molte idee nate già dal confronto avviato durante il Congresso».
Il dialogo sviluppato nelle giornate congressuali ha permesso di delineare una serie di linee di lavoro condivise, con particolare attenzione a formazione, ricerca multicentrica e diffusione della cultura della riabilitazione nei disturbi del movimento. Un confronto che ha coinvolto professionisti con esperienze diverse, accomunati dalla necessità di costruire percorsi sempre più strutturati e integrati per le persone con patologie extrapiramidali.
Un tema centrale emerso è quello dell’empowerment e dell’engagement del paziente con disabilità cronico-evolutiva. In questa direzione, la Sezione sta lavorando all’ipotesi di un ciclo di podcast, seminari o webinar, rivolti non solo ai colleghi fisiatri e all’intero team riabilitativo, ma anche direttamente ai pazienti, in particolare per condizioni specialistiche e rare.
Sul piano della ricerca, durante il Congresso è maturata la decisione di avviare uno studio multicentrico in continuità con un progetto già realizzato nell’ambito della tele-riabilitazione della malattia di Parkinson. Il nuovo studio coinvolgerà un numero maggiore di regioni italiane e di persone affette da Parkinson, con l’obiettivo di sperimentare percorsi riabilitativi lunghi, sostenibili e riproducibili.
Lo sguardo della Sezione 6 è però già rivolto anche oltre i confini nazionali. «Il programma che abbiamo condiviso – conclude Capecci – è ambizioso e prevede, nei prossimi due anni, anche l’organizzazione di attività internazionali e il collegamento con chi, nel mondo, si occupa di queste patologie e della disabilità ad esse correlata».
Un lavoro che nasce dal confronto vissuto durante il Congresso Simfer e che intende tradurre quell’esperienza in progettualità concrete, continuative e condivise.

