Tigst Assefa, una maratona con il tendine d’Achille lesionato. Farì: “Un caso eccezionale, ora serve una riabilitazione lunga e graduale”

Eugenio AndreattaHome, News Simfer

La campionessa etiope Tigst Assefa ha vinto la Maratona di Berlino in 2 ore, 11 minuti e 4 secondi nonostante la rottura del tendine d’Achille destro nelle fasi finali della gara. Giacomo Farì, coordinatore della Sezione di Medicina Manuale Simfer, spiega il ruolo del tendine, l’eccezionalità della prestazione e il percorso riabilitativo necessario dopo un infortunio così grave.

Correre gli ultimi chilometri di una maratona con un tendine d’Achille gravemente lesionato e riuscire comunque a vincere, facendo registrare uno dei migliori tempi femminili di sempre. È quanto accaduto a Tigst Assefa, 29enne etiope, alla Maratona di Berlino del 27 settembre.

Assefa ha concluso i 42 chilometri e 195 metri in 2 ore, 11 minuti e 4 secondi, dopo essere stata a lungo su un ritmo compatibile con il record mondiale. Negli ultimi chilometri la sua corsa è diventata però sempre più difficoltosa e l’atleta ha tagliato il traguardo zoppicando vistosamente. Gli accertamenti successivi hanno evidenziato la rottura del tendine d’Achille destro; l’atleta è stata quindi sottoposta con successo a un intervento chirurgico in Germania.

Un episodio particolarmente significativo anche dal punto di vista della Medicina fisica e riabilitativa, perché permette di comprendere sia l’importanza del tendine d’Achille nella corsa sia la complessità del recupero dopo una sua lesione.

A commentarlo è Giacomo Farì, professore di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento, responsabile nazionale della Ricerca Scientifica della Federazione Italiana Pallacanestro in Carrozzina – Fipic e coordinatore della Sezione di Medicina Manuale Simfer.

Un tendine sottoposto a carichi elevatissimi

«Il tendine d’Achille è molto importante per il nostro organismo – spiega Farì – perché collega i muscoli del polpaccio al calcagno, l’osso posteriore del piede. È sollecitato in quasi tutti gli sport e lo è a maggior ragione nella corsa, in particolare sulle lunghe distanze, perché subisce frizioni e microtraumi reiterati e sopporta un carico elevato per molto tempo».

Il tendine d’Achille svolge infatti un ruolo decisivo nella trasmissione della forza prodotta dai muscoli del polpaccio e quindi nella spinta del piede durante la corsa. Una sua rottura completa rappresenta un infortunio particolarmente serio per uno sportivo.

«La lesione completa del tendine d’Achille è un evento molto grave ed è uno degli infortuni più temuti dagli sportivi, professionisti e non», sottolinea Farì.

“Sorprendente che sia riuscita a terminare la gara”

Nel caso di Assefa, secondo quanto riferito dal suo manager Gianni Demadonna, il dolore sarebbe comparso già intorno al 31° chilometro, aggravandosi progressivamente fino alla rottura completa del tendine nelle ultime fasi della maratona.

È proprio la capacità della campionessa etiope di proseguire fino al traguardo ad attirare l’attenzione di Farì.

«È sorprendente che questa atleta sia riuscita comunque a terminare la gara. Questo denota, a mio parere, due aspetti fondamentali. Il primo è che possiede abilità specifiche eccezionali: è una grandissima atleta, che è riuscita a completare la gara sfruttando le proprie capacità prestazionali e attingendo alle proprie riserve, andando ben oltre le possibilità fisiche di quel momento. È un grandissimo esempio di resilienza».

Ma nella capacità di proseguire non intervengono soltanto allenamento e caratteristiche atletiche.

«L’altro aspetto interessante – aggiunge Farì – è che probabilmente è intervenuto anche un meccanismo di modulazione del dolore, cioè di controllo inibitorio del dolore: il sistema nervoso può aver attenuato la percezione dolorosa consentendole di completare la gara».

La riabilitazione: prima proteggere il tendine, poi recuperare progressivamente la funzione

Terminata l’impresa sportiva, per Assefa si apre ora una fase completamente diversa. Dopo l’intervento chirurgico, il recupero richiederà tempi lunghi e soprattutto una progressione attentamente controllata.

«La riabilitazione dopo una lesione del tendine d’Achille è un percorso lungo ed estremamente delicato», spiega Farì. «Per prima cosa bisogna mettere in sicurezza il tendine. Soltanto successivamente, in modo graduale e progressivo e basandosi soprattutto sull’esercizio terapeutico, si lavora per recuperare la piena funzionalità nelle attività della vita quotidiana e, in un secondo momento, nello sport».

La durata del percorso può variare sensibilmente da persona a persona e dipende dalle caratteristiche della lesione, dall’intervento effettuato, dalle condizioni individuali e dagli obiettivi funzionali e sportivi.

Il caso di Tigst Assefa mostra così, in una situazione estrema, quanto siano strettamente collegati prestazione, capacità neuromuscolari, percezione del dolore e recupero funzionale. E ricorda anche come, dopo una lesione importante, il ritorno allo sport non possa essere affidato soltanto al trascorrere del tempo, ma debba essere costruito attraverso un percorso riabilitativo individualizzato, progressivo e basato sulla valutazione della funzione.