Tecnologie innovative in riabilitazione: crescono le evidenze, ma servono formazione, valutazioni e modelli sostenibili

Eugenio AndreattaEJPRM, Home, News Simfer

Una mapping review pubblicata sull’European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine analizza 623 revisioni sistematiche dedicate all’impiego delle tecnologie nella Medicina fisica e riabilitativa. Realtà virtuale, neuromodulazione non invasiva, robotica e teleriabilitazione sono gli ambiti più studiati, ma resta ancora ampio il divario tra ricerca e pratica clinica quotidiana.

Le tecnologie innovative stanno trasformando la Medicina fisica e riabilitativa, offrendo nuove possibilità per la valutazione, il trattamento, il monitoraggio e la personalizzazione dei percorsi di cura. La loro diffusione nella pratica clinica, tuttavia, richiede evidenze solide, competenze specifiche, valutazioni economiche e organizzative e criteri condivisi per l’appropriatezza d’uso.

È quanto emerge dalla mapping review “The adoption of innovative technologies in Physical and Rehabilitation Medicine: state of the art and unmet needs”, pubblicata nel numero di aprile 2026 dell’European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine. Lo studio è firmato da Sanaz Pournajaf, Giovanni Morone, Sofia Straudi, Marco Paoletta, Annibale Antonioni, Marco Franceschini, Francesca Gimigliano, Mauro Zampolini e Alessandro Giustini.

Una mappa delle evidenze disponibili

Gli autori hanno condotto una revisione delle revisioni sistematiche presenti nella banca dati Medline fino al 14 luglio 2024, con l’obiettivo di ricostruire lo stato dell’arte delle applicazioni tecnologiche in riabilitazione, le condizioni cliniche maggiormente studiate, gli esiti valutati e le principali criticità ancora aperte.

Dei 5.124 lavori inizialmente individuati, 623 revisioni sistematiche, pari al 12,2%, sono state incluse nell’analisi.

La maggior parte degli studi riguarda le condizioni neurologiche, che rappresentano il 56,8% delle pubblicazioni considerate. Seguono le patologie muscoloscheletriche, con il 23,7%, e la riabilitazione cardiovascolare, con l’11,5%. Tra le condizioni neurologiche più studiate figurano ictus, lesioni midollari, malattia di Parkinson, sclerosi multipla e trauma cranico.

Questa distribuzione riflette il grande interesse per il ruolo delle tecnologie nei processi di neuroplasticità e nel recupero motorio, ma evidenzia anche una minore presenza di studi dedicati agli ambiti muscoloscheletrico, cardiovascolare e ad altre condizioni che comportano bisogni riabilitativi.

Realtà virtuale, neuromodulazione, robotica e teleriabilitazione

La realtà virtuale è la tecnologia maggiormente indagata e compare nel 28,5% degli studi. Seguono:

  • la stimolazione cerebrale non invasiva, con il 18,7%;
  • la robotica, con il 16,3%;
  • la teleriabilitazione, con il 13,4%.

Sono state prese in considerazione anche altre soluzioni, tra cui biofeedback, interfacce cervello-computer, intelligenza artificiale, tecnologie per la riabilitazione cognitiva, stimolazioni uditive e vibratorie, sistemi di valutazione digitale e strumenti basati sull’attività del sistema dei neuroni specchio.

Secondo la review, queste tecnologie possono favorire interventi intensivi, ripetitivi, orientati al compito e maggiormente personalizzati. La realtà virtuale e la neuromodulazione non invasiva mostrano risultati promettenti soprattutto nel recupero motorio e cognitivo, mentre robotica e teleriabilitazione possono contribuire ad ampliare l’intensità dei trattamenti e l’accessibilità alle cure.

Recupero motorio e dolore tra gli esiti più studiati

Il 45% degli studi analizzati si concentra sul recupero motorio. La gestione del dolore rappresenta il 22% delle pubblicazioni, mentre il recupero cognitivo e del linguaggio è affrontato nel 18% dei lavori.

Tra gli altri ambiti considerati figurano il cammino, l’equilibrio, le attività della vita quotidiana, la qualità della vita, la funzione degli arti superiori e inferiori, la disfagia, la spasticità, la partecipazione sociale, l’attività fisica e l’educazione del paziente.

La letteratura scientifica sulle tecnologie riabilitative mostra inoltre una crescita molto marcata negli ultimi anni, a conferma di un interesse clinico e di ricerca sempre più rilevante.

Ancora pochi studi sull’Hta

Uno dei dati più significativi riguarda la limitata attenzione riservata agli aspetti di Health technology assessment. Solo 30 studi, pari al 4,8% del totale, hanno valutato direttamente elementi come accettabilità, costo-efficacia e ricadute organizzative.

La realtà virtuale semi-immersiva e la teleriabilitazione presentano risultati incoraggianti sotto il profilo della sostenibilità economica. Per la robotica, invece, i vantaggi economici di lungo periodo non risultano ancora definiti in modo conclusivo.

Gli autori sottolineano quindi la necessità di studi multicentrici e metodologicamente rigorosi, capaci di valutare non soltanto l’efficacia clinica, ma anche sicurezza, accessibilità, accettabilità per pazienti e operatori, sostenibilità, impatto sui processi assistenziali e possibilità di rimborso.

Il ruolo centrale del medico fisiatra

L’integrazione delle tecnologie nel progetto riabilitativo individuale non può essere considerata un processo esclusivamente tecnico. Il medico fisiatra mantiene un ruolo centrale nella selezione del paziente, nella definizione degli obiettivi, nella scelta dello strumento più appropriato, nell’interpretazione dei dati e nel coordinamento del gruppo multiprofessionale.

L’evoluzione tecnologica richiede però competenze ulteriori: capacità di valutare i dispositivi, comprendere i dati prodotti dai sistemi digitali, collaborare con ingegneri e altri professionisti e considerare gli aspetti regolatori, economici e organizzativi.

La carenza di programmi formativi strutturati viene indicata dalla review come uno dei principali ostacoli alla diffusione su larga scala di strumenti quali robotica, realtà virtuale e neuromodulazione non invasiva.

Dall’innovazione alla pratica clinica

Il quadro complessivo è quello di un settore in forte crescita, con un potenziale rilevante per il miglioramento degli esiti e la personalizzazione degli interventi. Rimane però un divario tra sviluppo tecnologico e utilizzo sistematico nella pratica quotidiana.

Per colmarlo, gli autori indicano alcune priorità:

  • definire linee guida cliniche e criteri di appropriatezza condivisi;
  • sviluppare programmi di formazione strutturati per gli specialisti in Medicina fisica e riabilitativa;
  • realizzare valutazioni economiche e organizzative più complete;
  • raccogliere dati sull’efficacia a lungo termine;
  • garantire accessibilità ed equità nell’offerta delle tecnologie;
  • integrare l’innovazione all’interno di percorsi riabilitativi realmente centrati sulla persona.

Le tecnologie, conclude la review, possono trasformare profondamente la riabilitazione, ma la loro efficacia dipenderà dalla capacità di inserirle in modelli clinici sostenibili, multidisciplinari e guidati da solide evidenze scientifiche.

Riferimento bibliografico

Pournajaf S, Morone G, Straudi S, Paoletta M, Antonioni A, Franceschini M, et al. The adoption of innovative technologies in Physical and Rehabilitation Medicine: state of the art and unmet needs. Eur J Phys Rehabil Med. 2026;62:119-126. DOI: 10.23736/S1973-9087.26.09138-0.

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