Sinner a Wimbledon, incognita erba e rischio infortuni: cosa dice l’esperto

Eugenio AndreattaHome, News Simfer

L’analisi della superficie unica con insidie particolari e poco conosciute in un contributo del segretario Simfer Andrea Bernetti per Adnkronos, ripreso tra le altre testate da Il Messaggero.

Il numero uno del tennis mondiale, Jannik Sinner, si sta preparando per il suo esordio sull’erba di Wimbledon. Quest’anno il campione altoatesino può prepararsi meglio per il cambio di superficie, visto che lo scorso anno con l’infortunio all’anca al torneo di Madrid a maggio c’era stato uno stop obbligatorio e il suo Wimbledon 2024 ne aveva risentito con la sconfitta ai quarti da parte di Daniil Medvedev.

“Il cambiamento delle superfici può influenzare lo stile di gioco, la velocità di gioco, la risposta della palla e la biomeccanica del giocatore, che a loro volta contribuiscono a diversi tipi di infortuni. L’incidenza degli infortuni riportata nel tennis varia da 0,04 a 3,0 infortuni per 1.000 ore di gioco in giocatori di tutte le età. Se prendiamo ad esempio il torneo di Wimbledon, negli anni compresi tra il 2003 e il 2012, praticamente subito dopo il cambio di erba dei campi, il tasso complessivo di infortuni è stato di 20,7 per 1.000 set giocati”. A fare il punto per l’Adnkronos Salute è il medico fisiatra Andrea Bernetti, segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) e professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento.

Ma cosa accade sulle altre superfici? “Il ‘cemento’ è una superficie rigida con ridotto assorbimento degli urti, maggiore resistenza all’attrito e forze massime, e picchi di pressione più elevati sul retropiede – risponde Bernetti – Infortuni comuni includono lesioni muscolari, dolori al ginocchio (ad esempio una condropatia femoro-rotulea). Maggiore incidenza di tendinopatia achillea e fascite plantare a causa del ridotto assorbimento degli urti e dell’aumento della resistenza all’attrito”.

“Sulla terra rossa o ‘battuta’ – prosegue il medico-fisiatra – le palline assorbono peso e umidità, diventano più pesanti e perdono velocità. Il tempo di gioco effettivo è del 20-30% più lungo sui campi in terra battuta rispetto a quelli in cemento. La forza media sul piede è significativamente inferiore sulla terra battuta rispetto al cemento. Gli infortuni più comuni includono infortuni da uso eccessivo ripetitivo agli arti superiori (spalla, polso e gomito), a causa di scambi più lunghi e palline più pesanti. Infortuni agli adduttori sono comuni a causa di eccessivo allungamento con scivolamenti, arresti improvvisi e cambi di direzione”.

In conclusione, “la gestione degli infortuni nel tennis professionistico richiede un approccio olistico e integrato che prenda in esempio ogni singolo aspetto dell’atleta in modo personalizzato, anche ovviamente il passaggio critico della stagione tra una superficie e l’altra”.