Ricerca, salute e sport: il basket in carrozzina dopo lo storico argento mondiale dell’Italia

Eugenio AndreattaHome, News Simfer

La Nazionale italiana di pallacanestro in carrozzina ha scritto una pagina storica del nostro sport. Ai Mondiali di Ottawa, in Canada, gli Azzurri hanno raggiunto per la prima volta la finale iridata, conquistando una straordinaria medaglia d’argento dopo la sfida conclusiva contro l’Australia. Un risultato eccezionale, che ha acceso i riflettori sulla pallacanestro in carrozzina e su un movimento in continua crescita. Ne parliamo con Giacomo Farì, responsabile nazionale della Ricerca Scientifica della Federazione Italiana Pallacanestro in Carrozzina (FIPIC) e coordinatore della Sezione di Medicina Manuale Simfer, che da anni collabora con la Federazione e con la Nazionale italiana.

Questo storico risultato ha fatto conoscere a un pubblico ancora più vasto la pallacanestro in carrozzina. Ci racconta qualcosa di questo sport e della sua esperienza all’interno della Federazione?

Innanzitutto devo dire che il successo della Nazionale è servito ad avvicinare e ad appassionare tante persone a questo sport meraviglioso. Ma un risultato di questo livello non nasce per caso: è il frutto di un lavoro straordinario portato avanti negli anni dalla Federazione Italiana Pallacanestro in Carrozzina e, in particolare, dal presidente Fernando Zappile e dal segretario generale Alessia Ferri. È anche grazie al loro impegno che oggi la pallacanestro in carrozzina in Italia rappresenta uno sport sempre più diffuso, conosciuto e amato dalla gente.

La Nazionale, inoltre, dispone di uno staff altamente qualificato, guidato dal coach Fabio Castellucci, all’interno del quale operano professionalità preziose come Sheila Bellito, fisioterapista, Eleonora Tramontana, team manager, e Claudio Possamai, meccanico. Con loro ho avuto l’onore di seguire come medico gli azzurri in alcune spedizioni internazionali, e posso dire che proprio l’unità d’intenti tra gli atleti, lo staff della Nazionale e la Federazione sia stata uno degli elementi che hanno reso possibile questo grande successo.

C’è poi un altro aspetto al quale sono particolarmente legato. La FIPIC è tra le Federazioni che hanno scelto di scommettere concretamente anche sulla ricerca scientifica, prevedendo una figura specificamente dedicata a questo settore. È il ruolo che ho il privilegio di ricoprire come Responsabile nazionale della Ricerca Scientifica. Si tratta di una scelta importante, perché significa occuparsi non soltanto degli aspetti pratici, sportivi e organizzativi, ma anche produrre conoscenza scientifica e cercare di trasferirla sul campo.

E che cosa ci può dire proprio dell’attività di ricerca scientifica che state portando avanti?

La ricerca che conduciamo ormai da circa sei anni nell’ambito del basket in carrozzina e, più in generale, degli sport paralimpici ci ha sicuramente aiutato, innanzitutto, a delineare meglio i profili di performance degli atleti. Allo stesso tempo, ci ha consentito di conoscere più approfonditamente gli infortuni che possono interessare questi sport e, di conseguenza, di individuare strategie sempre più efficaci per prevenirli.

Un altro ambito sul quale abbiamo lavorato riguarda le cadute, che rappresentano una delle principali cause di infortunio, soprattutto di natura traumatica. Conoscere meglio come e perché si verificano significa poter lavorare concretamente sulla prevenzione e, quindi, sulla sicurezza degli atleti.

Infine, proprio in questi mesi stiamo approfondendo anche alcuni aspetti relativi ai risvolti sociali e culturali del basket in carrozzina. Il nostro contributo vuole quindi utilizzare la ricerca scientifica per rendere questo sport sempre più sicuro, sempre più divertente e, di conseguenza, sempre più apprezzabile sia dagli appassionati e dal pubblico, sia soprattutto dagli sportivi che lo praticano, a tutti i livelli.

In questo senso, allora, che cosa può rappresentare il basket in carrozzina per una persona con disabilità?

Rappresenta, in realtà, una straordinaria occasione di salute. È ampiamente dimostrato come la pratica dell’attività sportiva possa contribuire al miglioramento del tono e del trofismo muscolare, della funzionalità cardiorespiratoria e, soprattutto, di numerosi aspetti psicologici, tra cui la percezione di sé e la fiducia nelle proprie capacità. Sono elementi che, peraltro, rappresentano finalità importanti di qualsiasi percorso riabilitativo.

Naturalmente, quando parliamo della Nazionale italiana parliamo di atleti di altissimo livello, con caratteristiche di performance proprie dello sport agonistico d’élite. Ma questi benefici non riguardano soltanto gli atleti professionisti o di vertice. Il basket in carrozzina può essere praticato con efficacia e con grandissima soddisfazione da chiunque abbia voglia di dedicarsi a un’attività sportiva, pur in presenza di una forma di disabilità motoria.

Ed è forse proprio questo uno dei messaggi più belli che possiamo trasmettere: sul campo la carrozzina non è soltanto un ausilio, ma diventa uno strumento attraverso il quale esprimere capacità, competizione, partecipazione e divertimento. Ed è questa dimensione, insieme ai benefici fisici, psicologici e sociali, a rendere il basket in carrozzina uno sport straordinario.