Una grande novità, annunciata nel video da Maurizio Massucci, direttore della Struttura Complessa Riabilitazione Intensiva Ospedaliera Azienda Usl Umbria 1. Nel primo numero del 2025 del Giornale Italiano di Medicina Riabilitativa verrà pubblicato un corposo lavoro dal titolo Il Libro bianco sull’attività fisica per l’invecchiamento in salute.
Si tratta di un testo costruito all’interno di HappyAgeing, un’associazione che riunisce una componente scientifica — formata da diverse società scientifiche, tra cui Simfer, presente sin dalla sua fondazione nel 2015 — e una componente civica, costituita dai principali sindacati dei pensionati italiani e da altri enti, come FederAnziani.
Il lavoro è stato realizzato a più mani da diversi professionisti: fisiatri, geriatri, chinesiologi, cardiologi e altri ancora. Ha la caratteristica di non limitarsi a un excursus sulla letteratura scientifica, ormai consolidata, sull’efficacia dell’attività fisica, ma pone l’attenzione anche sugli anziani più fragili. Non solo quindi sugli anziani “robusti”, ma anche su quelli con disabilità, con condizioni di cronicità o di fragilità. È importante fissare l’attenzione proprio su questi ultimi, perché spesso vengono esclusi dai programmi di attività fisica dopo aver subito un evento disabilitante e dopo aver concluso la riabilitazione. Attività di questo tipo possono invece essere implementate nei territori, seguendo l’esempio di alcune regioni virtuose che già lo stanno facendo da anni, come la Toscana, l’Umbria o il Friuli Venezia Giulia.
Le proposte contenute nella parte finale del lavoro nascono dall’analisi della letteratura scientifica, in particolare per quanto riguarda le barriere che questi anziani incontrano nell’accedere alle attività fisiche, soprattutto quando si trovano in condizioni di svantaggio. Sulla base di queste barriere, sono state elaborate soluzioni multilivello che coinvolgono non solo i fisiatri e i medici, ma tutti gli attori presenti a livello territoriale: strutture governative regionali e comunali, università, terzo settore, associazioni di volontariato, cittadini e aziende sanitarie, oltre ai soggetti privati.
Un ruolo centrale dovrebbero svolgere proprio le aziende sanitarie, che hanno l’opportunità di diventare il punto organizzativo e il garante della qualità dei percorsi di attività fisica per i pazienti anziani, soprattutto per quelli con disabilità.
Guarda il video!

