Sappiamo davvero tutto della sindrome dolorosa del grande trocantere? A questa e ad altre domande risponde il nuovo episodio del podcast della società scientifica, Paper and Practice in Rehabilitation. Il dott. Giacomo Farì dialoga con il dott. Danilo Donati, fisiatra responsabile dell’unità di riabilitazione della mano e dell’arto superiore del Policlinico Universitario di Modena, per fare il punto su una delle problematiche più diffuse e insidiose in ambito ambulatoriale.
Al centro della conversazione c’è la recente revisione narrativa “A narrative review on greater trochanteric pain syndrome, diagnostic imaging and nonsurgical treatments“, pubblicata nel settembre del 2025. L’episodio offre una panoramica estremamente dettagliata sulle sfide diagnostiche e sulle innovazioni terapeutiche a disposizione del medico riabilitatore.
Secondo il dott. Donati, il corretto inquadramento clinico richiede un’attenta valutazione delle diagnosi differenziali, poiché un dolore nella regione laterale dell’anca può celare diverse insidie: «Spesso questo tipo di patologia va in diagnosi differenziale con patologie artrosiche dell’anca o con un’eventuale radicolopatia a livello lombare». In questo contesto, l’integrazione tra un accurato esame obiettivo clinico e il supporto strumentale (in particolare l’ecografia muscoloscheletrica) diventa lo strumento fondamentale per distinguere con certezza tra una borsite trocanterica e una tendinopatia glutea.
Un’ampia parentesi dell’episodio è dedicata alle opzioni di trattamento. Se da un lato l’approccio conservativo – basato su stretching mirato, educazione al carico ed esercizio terapeutico – mantiene un ruolo di primaria importanza, dall’altro emergono con forza le enormi potenzialità della fisiatria interventistica. Il dott. Donati illustra le diverse procedure ecoguidate attualmente disponibili: dall’utilizzo di corticosteroidi per le fasi infiammatorie acute a carico della borsa, fino alle più moderne terapie rigenerative intratendinee con PRP e peptidi di collagene. Tutte procedure che, come ricorda il dott. Farì, non vanno mai intese come isolate, ma «vanno inserite all’interno di un piano riabilitativo individuale» basato sul lavoro di team.
L’episodio si conclude con un’interessante anticipazione sulle ricerche in corso, in particolare sull’utilizzo dei peptidi di collagene a basso peso molecolare per il trattamento delle tendinopatie resistenti del gomito (come le epicondiliti), confermando l’impegno costante della fisiatria verso una medicina riabilitativa sempre più mirata, rigenerativa e basata sulle evidenze.


