In vista delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, l’attenzione non è rivolta soltanto alle sfide sportive ma anche alle condizioni ambientali in cui gli atleti si trovano a gareggiare. Freddo e umidità rappresentano infatti variabili decisive per la performance e per la tutela dell’integrità fisica.
A sottolinearlo, in un’intervista rilasciata a LaPresse, è Andrea Bernetti, segretario generale Simfer e ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento, che richiama l’attenzione sull’impatto del clima in contesti agonistici di alto livello.
Clima e performance: un fattore critico
«In eventi del genere, l’impatto del clima sulla performance atletica e sulla salute diventa un fattore critico: gli atleti si allenano e gareggiano in condizioni in cui freddo e umidità possono compromettere non solo il risultato sportivo, ma anche l’integrità fisica a breve e lungo termine», spiega Bernetti.
Il freddo incide direttamente sulla velocità di conduzione nervosa, con una conseguente riduzione delle capacità di controllo neuromotorio e della coordinazione motoria fine. Questo comporta un aumento del rischio di cadute, lesioni muscolari e distorsioni legamentose, soprattutto nelle discipline ad alta velocità.
Alcuni sport risultano particolarmente sensibili a queste condizioni. Nel biathlon, dove allo sforzo aerobico dello sci di fondo si associa la necessità di estrema precisione nel tiro, così come nel curling, il freddo può indurre tremori involontari che riducono l’accuratezza del gesto tecnico.
Non solo atleti: il fenomeno della meteoropatia
Le basse temperature e l’umidità non incidono soltanto sugli sportivi professionisti. Nella popolazione generale possono accentuare contratture muscolari e dolori articolari.
«Il fenomeno del dolore correlato al meteo, spesso definito meteoropatia, non è una mera percezione soggettiva, ma un sottoinsieme di meccanismi che alterano l’equilibrio di tessuti connettivi, liquidi articolari e segnalazione del dolore», chiarisce Bernetti.
L’esposizione al freddo attiva una risposta sistemica finalizzata alla conservazione del calore corporeo. Quando la temperatura cutanea scende sotto i livelli di comfort fisiologico, l’organismo attiva una vasocostrizione periferica per ridurre la dispersione termica. Questo meccanismo, pur essendo protettivo, può favorire l’accumulo di metaboliti e aumentare la sensibilità dei recettori del dolore, con ripercussioni sull’apparato locomotore.
Il ruolo dell’umidità
L’umidità amplifica ulteriormente la sensazione di freddo. L’acqua, infatti, possiede una conducibilità termica superiore a quella dell’aria secca. L’aria umida sottrae calore al corpo con maggiore rapidità, accelerando il raffreddamento dei tessuti superficiali e potenziando gli effetti negativi sulle strutture muscolo-tendinee e articolari.
Prevenzione: allenamento, riscaldamento e idratazione
La gestione degli effetti di freddo e umidità richiede un approccio integrato che comprenda prevenzione, adeguata protezione e corretti stili di vita.
Un principio fondamentale riguarda la preparazione fisica: non si dovrebbe affrontare un’attività intensa in ambiente freddo senza un allenamento adeguato. Il riscaldamento dovrebbe durare almeno 20 minuti e includere esercizi di mobilità dinamica, finalizzati ad aumentare la produzione di calore, migliorare l’elasticità del sistema muscolare e fasciale e favorire la fluidificazione del liquido sinoviale.
Un altro aspetto spesso sottovalutato è l’idratazione. Anche in assenza dello stimolo della sete, mantenere un adeguato apporto di liquidi è essenziale per preservare le proprietà meccaniche dei tessuti molli e della cartilagine.
Le Olimpiadi invernali rappresentano una straordinaria vetrina sportiva internazionale, ma anche un’occasione per riflettere sul ruolo della Medicina fisica e riabilitativa nella prevenzione degli infortuni e nella tutela della salute, non solo degli atleti d’élite ma di tutti coloro che praticano attività fisica in condizioni climatiche impegnative.

