Uno studio italiano pubblicato sul numero di agosto 2026 dell’European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine (Ejprm) ha analizzato oltre 3.200 persone con obesità ricoverate in un percorso riabilitativo multidisciplinare. I risultati mostrano una stretta relazione tra limitazioni nelle attività della vita quotidiana, composizione corporea e comorbidità, sottolineando il ruolo centrale della riabilitazione nel preservare autonomia, massa muscolare e forza.
L’obesità non incide soltanto sul rischio metabolico e cardiovascolare, ma può compromettere in modo significativo anche la capacità di svolgere autonomamente le normali attività della vita quotidiana. È quanto emerge dallo studio “Retrospective observational analysis of limitations in activities of daily living in a large cohort of patients with clinical obesity”, pubblicato sul numero di agosto 2026 dell’European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine (Ejprm).
La ricerca, firmata da Paolo Capodaglio, Raffaella Cancello, Davide Soranna, Antonella Zambon, Gianfranco Parati, Sabrina Donzelli e Amelia Brunani, ha preso in esame 3.229 persone con obesità, ricoverate tra gennaio 2021 e dicembre 2024 presso l’Irccs Istituto Auxologico Italiano di Piancavallo per un programma riabilitativo multidisciplinare della durata di quattro settimane.
L’obiettivo era verificare la relazione tra le limitazioni nelle attività della vita quotidiana – le cosiddette ADL, Activities of Daily Living – la composizione corporea e le condizioni cliniche associate all’obesità.
Due pazienti su tre risultano autonomi, ma le limitazioni crescono con età e adiposità
Nel campione analizzato, il 65,5% dei pazienti era completamente indipendente, mentre il 19,5% presentava una limitazione lieve, il 9% una limitazione moderata e il 6% una condizione di grave dipendenza.
Tra le difficoltà più frequentemente osservate vi erano quelle relative alla continenza urinaria o fecale, presenti nel 24,7% dei pazienti, e all’utilizzo dei servizi igienici, nel 15,5%. Seguivano le difficoltà nei trasferimenti, nell’igiene personale e nel vestirsi.
Il confronto tra i diversi livelli di disabilità ha evidenziato un andamento particolarmente netto: all’aumentare delle limitazioni funzionali crescevano l’età, il Body Mass Index, la circonferenza vita e la quantità di massa grassa. Al contrario, i pazienti più autonomi presentavano mediamente valori più elevati di massa priva di grasso, massa muscolare e forza di presa della mano.
Nel gruppo con maggiore dipendenza funzionale, ad esempio, l’età media era di 70,5 anni e la forza di presa media era pari a 21,4 kg, contro i 57,4 anni e i 32,7 kg osservati nel gruppo completamente autonomo.
Massa muscolare e forza sembrano esercitare un ruolo protettivo
L’analisi statistica ha individuato cinque variabili significativamente associate alla probabilità di essere completamente dipendenti nelle attività quotidiane. Età, peso corporeo e circonferenza vita aumentavano il rischio, mentre valori più elevati di massa muscolare e forza di presa della mano risultavano associati a una probabilità inferiore di grave dipendenza.
È un dato particolarmente rilevante dal punto di vista riabilitativo. Gli autori sottolineano infatti la necessità di evitare che i programmi di dimagrimento producano, insieme alla riduzione della massa grassa, anche una perdita di tessuto muscolare e di funzione.
Per questo il percorso riabilitativo dovrebbe integrare gestione del peso, attività fisica adattata, esercizio di rinforzo, fisioterapia e supporto nutrizionale, con particolare attenzione alla conservazione della massa muscolare.
Il peso delle comorbidità
Anche le patologie associate all’obesità hanno mostrato una relazione con il livello di autonomia. L’osteoartrosi era presente nel 52% dei pazienti con gravi limitazioni, contro il 33% degli individui completamente indipendenti.
Dolore articolare, riduzione dell’ampiezza di movimento e difficoltà nei trasferimenti rappresentano infatti, secondo gli autori, alcuni dei principali problemi riabilitativi nei pazienti con obesità e multimorbidità.
Lo studio suggerisce quindi di modulare maggiormente gli interventi sulle caratteristiche del singolo paziente. Nei soggetti con patologie neurologiche o psicologiche, ad esempio, possono essere prioritari esercizi di equilibrio e rinforzo, ausili per la mobilità e valutazione delle barriere ambientali; nei pazienti con osteoartrosi possono assumere maggiore rilievo terapia occupazionale, nursing riabilitativo e ausili per l’igiene personale e la vestizione.
Riabilitazione precoce per contrastare la disabilità
Il lavoro si inserisce nel dibattito aperto dalla recente definizione di obesità clinica, che considera tra i criteri diagnostici anche la presenza di significative limitazioni, corrette per l’età, nelle attività della vita quotidiana.
Il messaggio che emerge dallo studio è quindi chiaro: la valutazione della persona con obesità non può limitarsi al peso o al BMI, ma deve considerare precocemente anche funzionamento, composizione corporea, forza muscolare e comorbidità.
«Questi risultati – concludono gli autori – supportano la necessità di identificare precocemente le limitazioni funzionali per sviluppare strategie riabilitative personalizzate in grado di rallentare il declino funzionale e preservare o migliorare l’indipendenza».
In questo quadro, la Medicina fisica e riabilitativa può svolgere un ruolo centrale non soltanto nel trattamento della disabilità già presente, ma anche nella sua prevenzione, accompagnando la gestione del peso con interventi finalizzati a mantenere forza, massa muscolare e partecipazione nelle attività quotidiane.
Riferimento bibliografico
Capodaglio P, Cancello R, Soranna D, Zambon A, Parati G, Donzelli S, et al. Retrospective observational analysis of limitations in activities of daily living in a large cohort of patients with clinical obesity. European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine. 2026;62:432-440. DOI: 10.23736/S1973-9087.26.09267-1.

