Sono circa mille i calciatori impegnati nei Mondiali 2026, in programma tra Stati Uniti, Messico e Canada. Un appuntamento sportivo di altissimo livello che, per intensità delle gare, vicinanza degli impegni e carico atletico, richiama l’attenzione anche sul tema degli infortuni nel calcio.
A fare il punto è Andrea Bernetti, segretario generale Simfer e professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento, intervenuto con un video per Adnkronos Salute.
«Quando si pensa agli infortuni nel calcio – spiega Bernetti – si pensa molto spesso ai traumi distorsivi a carico del ginocchio, con lesioni meniscali o del legamento crociato anteriore. In realtà questa tipologia di traumi è molto meno frequente rispetto alle lesioni muscolari».
Secondo Bernetti, tra gli infortuni più comuni vi sono le lesioni della muscolatura posteriore della coscia, in particolare del bicipite femorale, che possono tenere fuori i calciatori anche per alcune settimane.
Un aspetto decisivo riguarda la distinzione tra infortuni strutturali e non strutturali. «Se c’è un infortunio con vera e propria lesione – precisa Bernetti – si parla di infortunio strutturale. In assenza di lesione, invece, si parla di infortunio non strutturale, che consente il ritorno alla competizione in tempi più brevi».
In un torneo come il Mondiale, conclude Bernetti, diventano quindi fondamentali la diagnosi corretta, la preparazione atletica e la gestione dei carichi, soprattutto in presenza di impegni molto ravvicinati.

