Pubblicate sull’European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine le nuove linee guida Simfer dedicate all’impiego delle terapie fisiche strumentali nella gestione del dolore cronico primario. Il documento rappresenta un importante riferimento per i professionisti della Medicina fisica e riabilitativa, offrendo raccomandazioni sviluppate secondo la metodologia GRADE e basate sulle migliori evidenze scientifiche oggi disponibili.
Il dolore cronico primario rappresenta una delle principali cause di disabilità a livello mondiale e comprende condizioni particolarmente complesse, come la fibromialgia, la sindrome dolorosa regionale complessa (CRPS) e le sindromi da edema osseo primario. In questi pazienti il trattamento richiede un approccio multidisciplinare e multimodale, nel quale la riabilitazione svolge un ruolo centrale.
Proprio per rispondere all’esigenza di indicazioni condivise e fondate sulle evidenze, la Simfer ha coordinato la realizzazione di una linea guida nazionale che ha coinvolto un panel multidisciplinare composto da fisiatri, metodologi, rappresentanti delle professioni sanitarie, associazioni dei pazienti e società scientifiche, con il supporto metodologico dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS.
Una raccomandazione condizionata a favore delle terapie fisiche
Dopo una revisione sistematica della letteratura e la valutazione critica delle prove disponibili, il panel raccomanda, con forza condizionata, l’impiego delle terapie fisiche strumentali in aggiunta al trattamento convenzionale, e non come interventi isolati.
Le indicazioni riguardano in particolare:
- fibromialgia;
- sindrome dolorosa regionale complessa (CRPS);
- sindromi da edema osseo primario.
Le raccomandazioni più solide riguardano:
- la TENS, associata ad altri interventi, nella fibromialgia;
- la laserterapia a bassa intensità (LLLT) nella fibromialgia;
- la terapia con campi elettromagnetici pulsati (PEMF) nella CRPS;
- la TENS nella CRPS.
Sono inoltre analizzate altre modalità fisiche, tra cui crioterapia, radiofrequenza, vibrazioni corporee e stimolazione elettrica neuromuscolare, per le quali emergono risultati promettenti, seppure supportati da evidenze di qualità variabile.
Benefici clinici, ma servono studi più robusti
La revisione della letteratura evidenzia miglioramenti da modesti a rilevanti sul dolore e sulla disabilità per alcune specifiche tecnologie. Gli eventi avversi riportati sono generalmente lievi e transitori, mentre l’accettabilità da parte dei pazienti risulta elevata.
Gli autori sottolineano tuttavia che il livello complessivo delle evidenze varia da moderato a molto basso, principalmente a causa dell’eterogeneità degli studi disponibili, delle ridotte dimensioni campionarie e della variabilità dei protocolli terapeutici. Per questo motivo le raccomandazioni sono formulate con prudenza e accompagnate dalla richiesta di ulteriori studi clinici randomizzati di elevata qualità, con protocolli standardizzati e follow-up a lungo termine.
Il ruolo della Medicina fisica e riabilitativa
Uno dei messaggi più rilevanti delle linee guida riguarda il corretto posizionamento delle terapie fisiche strumentali all’interno del percorso riabilitativo. Gli autori ribadiscono che queste metodiche non devono sostituire gli altri interventi, ma essere integrate in programmi riabilitativi personalizzati che comprendano esercizio terapeutico, educazione del paziente e, quando necessario, supporto psicologico, secondo il modello biopsicosociale della presa in carico del dolore cronico.
Un documento di riferimento per la pratica clinica
Coordinate da Giovanni Iolascon e Antimo Moretti, con la partecipazione di numerosi esperti Simfer e di rappresentanti di società scientifiche, professioni sanitarie e associazioni dei pazienti, le linee guida costituiscono un importante strumento per orientare la pratica clinica verso un utilizzo appropriato, condiviso e basato sulle evidenze delle terapie fisiche strumentali.
Il documento, pubblicato in open access sull’European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine, rappresenta un ulteriore contributo della Simfer allo sviluppo di una Medicina fisica e riabilitativa sempre più fondata sulle evidenze scientifiche e sulla qualità delle cure.

