Robotica, teleriabilitazione, analisi del movimento e integrazione di dati multimodali: Francesca Cecchi, professoressa associata di Medicina fisica e riabilitativa all’Università degli Studi di Firenze e direttrice della Struttura complessa di Riabilitazione neuromotoria dell’Irccs Fondazione Don Carlo Gnocchi di Firenze, oltre che consigliera e referente EBM della Sezione Simfer Ictus, illustra le prospettive aperte dall’intelligenza artificiale nella presa in carico delle persone con esiti di ictus. «È fondamentale conoscere, esplorare, criticare e utilizzare questa innovazione, per governarla e non subirla».
Le applicazioni dell’intelligenza artificiale nella riabilitazione post-ictus sono già numerose e possono contribuire a migliorare la valutazione, la previsione del recupero e la personalizzazione degli interventi. Il loro impiego, tuttavia, richiede competenze, capacità critica e un’attenta valutazione delle opportunità e dei limiti.
A sottolinearlo è Francesca Cecchi, intervenuta al 53° Congresso nazionale Simfer, dedicato a “Ricerca e innovazione in Medicina fisica e riabilitativa”, che si è svolto a Napoli dal 23 al 26 novembre 2025. Nel programma congressuale Cecchi ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale nel percorso di cura della persona con ictus, dalla fase acuta agli esiti, all’interno del corso di aggiornamento promosso dalle Sezioni Simfer Ictus e Disfagia.
«Le applicazioni dell’intelligenza artificiale alla riabilitazione post-ictus sono enormemente varie e hanno un potenziale enorme», spiega Cecchi. «È importantissimo conoscere, esplorare, criticare e utilizzare questi strumenti, per poter veramente cavalcare questa innovazione epocale, piuttosto che subirla».
Robotica e teleriabilitazione sempre più “intelligenti”
Uno degli ambiti di maggiore sviluppo è rappresentato dalla riabilitazione robotica, nella quale l’intelligenza artificiale può contribuire ad adattare con maggiore precisione il trattamento alle caratteristiche e alle prestazioni della singola persona.
Un altro settore in rapida evoluzione è la teleriabilitazione. L’analisi del movimento attraverso immagini video consente oggi di acquisire informazioni clinicamente utili anche senza ricorrere alle strumentazioni complesse tradizionalmente necessarie. «Lavoriamo sulla riabilitazione robotica, che diventa sempre più intelligente, e sulla teleriabilitazione, che può avvalersi, per esempio, dell’analisi del movimento tramite video», osserva Cecchi. Queste soluzioni possono favorire la continuità dei percorsi riabilitativi, il monitoraggio a distanza e la raccolta di dati anche al di fuori dei contesti ospedalieri e ambulatoriali.
Integrare dati diversi per valutazioni più accurate
L’intelligenza artificiale permette inoltre di integrare informazioni provenienti da fonti differenti: dati clinici, elettromiografia, sensori di movimento, analisi cinematica e altri parametri funzionali. L’elaborazione congiunta di queste informazioni multimodali può rendere più approfondita la valutazione della persona e più accurata la previsione dell’evoluzione clinica e funzionale.
«Possiamo integrare informazioni che derivano dall’elettromiografia e dai sensori di movimento, per ottenere una valutazione e una predizione sempre più accurate», afferma Cecchi. Non si tratta quindi soltanto di introdurre nuove tecnologie, ma di utilizzare in modo più efficace la crescente quantità di dati disponibili, trasformandoli in informazioni utili per le decisioni cliniche.
La prospettiva della riabilitazione di precisione
Uno degli sviluppi più rilevanti riguarda la possibilità di prevedere la risposta del singolo paziente a uno specifico intervento. Gli algoritmi predittivi possono contribuire a identificare profili di risposta differenti e a comprendere quali trattamenti abbiano maggiori probabilità di risultare efficaci per una determinata persona.
«Con gli algoritmi predittivi di intelligenza artificiale possiamo verificare la risposta di ogni singolo soggetto a un determinato intervento o trattamento e sviluppare profili di risposta diversi», sottolinea Cecchi. «Questo ci apre la strada a una riabilitazione realmente di precisione e realmente personalizzata». L’obiettivo è superare progressivamente approcci uniformi, costruendo percorsi fondati sulle caratteristiche cliniche, funzionali e biologiche della persona, sui suoi bisogni e sulla sua risposta al trattamento.
Un documento intersocietario Simfer-Sirn
Il tema è anche al centro di un lavoro condiviso tra Simfer e Sirn. Cecchi richiama infatti l’attività di un gruppo intersocietario impegnato nella preparazione di un documento dedicato all’intelligenza artificiale applicata alla riabilitazione. L’iniziativa conferma la necessità di accompagnare lo sviluppo tecnologico con riferimenti scientifici, clinici, etici e organizzativi condivisi. Per i professionisti della Medicina fisica e riabilitativa diventa essenziale acquisire strumenti per valutare criticamente le nuove applicazioni, verificarne l’affidabilità e integrarle correttamente nei percorsi di cura.
L’intelligenza artificiale, dunque, non sostituisce il ragionamento clinico né la relazione con la persona, ma può rafforzare la capacità del team riabilitativo di valutare, prevedere, monitorare e personalizzare gli interventi. La sfida è governarne l’introduzione, affinché l’innovazione tecnologica si traduca in un miglioramento concreto della qualità e dell’efficacia della presa in carico.

