Esoscheletri robotici e lesione midollare incompleta, un contributo da Ejprm

Eugenio AndreattaEJPRM, Home, News Simfer

Un ampio studio multicentrico randomizzato condotto in Italia conferma che l’impiego di un esoscheletro robotico antropomorfo per l’addestramento al cammino nelle persone con lesione midollare incompleta cronica è sicuro e ben tollerato, ma non determina benefici funzionali superiori rispetto a un programma di riabilitazione convenzionale ben strutturato. I risultati sono stati pubblicati nel numero 62 (3) di giugno 2026 dell’European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine.

Lo studio ha coinvolto 36 pazienti con lesione midollare incompleta cronica (AIS C e D), arruolati in tre centri italiani – Montecatone Rehabilitation Institute di Imola, IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma e IRCCS Ospedale San Camillo di Venezia – e rappresenta uno dei pochi trial randomizzati multicentrici dedicati a valutare l’effettivo contributo della robotica alla riabilitazione del cammino in questa popolazione.

I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: uno ha seguito otto settimane di riabilitazione convenzionale, mentre l’altro ha svolto quattro settimane di training con l’esoscheletro EKSO-GT™ in aggiunta alla terapia tradizionale, seguite da quattro settimane di sola riabilitazione convenzionale. L’obiettivo principale era verificare se l’utilizzo dell’esoscheletro consentisse un miglioramento della velocità del cammino superiore a quello ottenibile con la sola terapia tradizionale.

I risultati mostrano che entrambe le strategie riabilitative hanno prodotto un miglioramento clinicamente rilevante delle capacità di deambulazione, della resistenza al cammino e dell’autonomia funzionale nel tempo. Tuttavia, non sono emerse differenze statisticamente significative tra i due gruppi né dopo quattro settimane né al follow-up di otto settimane. Anche per gli altri parametri valutati – forza muscolare, dolore, propriocezione, umore e spasticità – il training con esoscheletro non ha dimostrato un vantaggio aggiuntivo rispetto alla riabilitazione convenzionale.

Un dato particolarmente rilevante riguarda la sicurezza. Durante l’intero studio non sono stati registrati eventi avversi correlati all’impiego dell’esoscheletro, confermando che questa tecnologia può essere utilizzata in modo sicuro all’interno di programmi riabilitativi specialistici, sotto la supervisione di personale formato. Anche il livello di soddisfazione espresso dai pazienti è risultato elevato e sostanzialmente sovrapponibile nei due gruppi.

Secondo gli autori, questi risultati non ridimensionano il ruolo della robotica nella riabilitazione, ma suggeriscono una riflessione sul suo impiego clinico. Nei pazienti con lesione midollare incompleta cronica, che conservano già una certa capacità di deambulazione, un breve ciclo di trattamento con esoscheletro potrebbe non essere sufficiente a produrre benefici aggiuntivi rispetto a una riabilitazione convenzionale intensiva e personalizzata. Al contrario, la tecnologia potrebbe trovare indicazioni più appropriate in persone con deficit motori più gravi, nelle fasi più precoci del recupero o nell’ambito di protocolli di trattamento più lunghi e intensivi.

Gli autori sottolineano inoltre che saranno necessari studi con campioni più numerosi e periodi di trattamento più estesi per individuare quali pazienti possano trarre il massimo beneficio dall’impiego degli esoscheletri robotici e definire con maggiore precisione il loro ruolo all’interno dei moderni percorsi di medicina riabilitativa.

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