Al 52° Congresso Nazionale Simfer, svoltosi a Padova nel 2024, sono emersi dati significativi sull’impatto della disabilità in un’ottica di genere, con particolare riferimento a patologie come lo stroke, le malattie autoimmuni e il diabete mellito di tipo 2. Ce ne parla Concetta Laurentaci, coordinatrice della sezione scientifica Simfer 31, dedicata alla Medicina di genere.
Per quanto riguarda lo stroke, sebbene l’incidenza sia ancora maggiore negli uomini, le donne riportano una disabilità residua più marcata e un carico prelesionale superiore, dovuto alla presenza di più fattori di rischio. Le evidenze scientifiche mostrano che, quando questi fattori si sommano in una donna, il loro peso sulla gravità della patologia è maggiore rispetto agli uomini.
Tra le differenze più rilevanti, si evidenzia che nelle donne il diabete mellito di tipo 2 rappresenta un fattore di rischio importante: in caso di caduta, il rischio di frattura aumenta fino a sei volte.
A livello mondiale, il carico di disabilità residua è maggiore nelle donne anche per numerose malattie autoimmuni. La risposta al signaling estrogenico determina infatti un sistema immunitario più reattivo: un vantaggio nella protezione da alcune infezioni, ma anche un fattore che espone maggiormente a patologie come il lupus eritematoso sistemico, alcune malattie reumatologiche e neurologiche come la sclerosi multipla.
Gli uomini, al contrario, sono più colpiti da patologie infettive e complicanze respiratorie. Un dato ormai consolidato è che, in caso di infezione respiratoria dopo una frattura di femore, la mortalità maschile a un anno può arrivare al 30%, principalmente a causa delle complicanze polmonari.
Questi dati confermano l’importanza di un approccio alla riabilitazione che tenga conto delle differenze di genere, per garantire percorsi personalizzati e più efficaci.

