Conclave e… salute fisica delle persone di età avanzata

Eugenio AndreattaHome, News Simfer

Il Conclave, la solenne riunione a porte chiuse dei cardinali elettori della Chiesa cattolica per scegliere il nuovo Pontefice, si è concluso in pochissime ore. Un segno di compattezza di quell’“elettorato” molto speciale che sono i cardinali? Probabilmente sì. Ma anche una buona notizia per la salute fisica di coloro che ne sono stati protagonisti.

«Quando si pensa ai rischi legati all’età avanzata, si parla spesso di malattie croniche, di fragilità, di perdita progressiva dell’autonomia», spiega infatti Giovanni Iolascon, presidente Simfer e professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa Università della Campania – Luigi Vanvitelli. « Ma c’è un aspetto più subdolo, meno visibile, eppure cruciale: la vulnerabilità dell’apparato muscoloscheletrico in condizioni di immobilità anche temporanea. E ci sono situazioni particolari, apparentemente innocue o addirittura solenni, in cui questo rischio si amplifica in modo silenzioso».

La maggior parte dei cardinali che erano chiamati al Conclave ha un’età avanzata. Sono uomini attivi intellettualmente, ma possono essere fisiologicamente fragili. E rimanere chiusi per giorni, talvolta settimane, all’interno di ambienti delimitati, con libertà di movimento ridotta al minimo, avrebbe potuto rappresentare un fattore di rischio tutt’altro che trascurabile. Gli ambienti dove i cardinali alloggiavano durante il Conclave sarebbero potuti diventare per tutto il tempo della clausura il perimetro della loro vita quotidiana. Si cammina poco, si sta seduti a lungo, si vive in uno stato di tensione emotiva costante. Tutto questo, per un organismo anziano, può avere conseguenze rilevanti.

«Uno dei rischi principali in queste situazioni», aggiunge Antimo Moretti, tesoriere Simfer e professore associato di Medicina fisica e riabilitativa Università della Campania – Luigi Vanvitelli, «è quello legato alla sarcopenia, ovvero la perdita di massa e forza muscolare, che colpisce gli anziani, ma può aggravarsi in modo rapido in caso di inattività. Anche pochi giorni senza movimento possono determinare un calo della funzionalità muscolare, con ripercussioni su equilibrio, stabilità e capacità motoria. I soggetti già sarcopenici rischiano di tornare con una condizione fisica peggiorata rispetto a quella di partenza. E non è tutto. La postura mantenuta per ore, spesso su sedute non ergonomiche, può generare dolori alla colonna vertebrale, rigidità articolare, infiammazioni tendinee e muscolari».

In ambienti storici e ricchi di arte come la Cappella Sistina, l’estetica prevale sul comfort, e non è raro che le sedie siano rigide, basse o non adatte a persone con problemi di artrosi o discopatie. Le luci artificiali, la mancanza di esposizione al sole, l’assenza di stimoli motori quotidiani, contribuiscono a ridurre il benessere generale. «Anche il metabolismo osseo può risentirne», spiega Iolascon, «la sintesi di vitamina D, già carente nella popolazione anziana, diminuisce ulteriormente in assenza di luce solare, con impatto negativo sulla salute dello scheletro. Un altro fattore critico è il rischio di cadute. Muoversi in spazi poco familiari, talvolta con pavimentazioni scivolose, può essere pericoloso».

A questi elementi si somma la componente psicologica. Le attese, la pressione del compito, l’isolamento, l’interruzione delle abitudini quotidiane, possono generare ansia, insonnia, calo dell’umore. E quando il tono psichico si abbassa, anche il corpo ne risente. Si cammina meno, si respira peggio, si mangia con meno gusto. Il corpo si chiude insieme alla mente, e la mobilità ne paga il prezzo.

Alla luce di tutto questo, si può fare qualcosa per proteggere la salute muscoloscheletrica a questo punto non più dei cardinali durante il Conclave, ma soprattutto di qualsiasi persona anziana che debba affrontare un periodo di ridotta mobilità? «Prima di tutto», è l’indicazione di Moretti, «una valutazione preventiva dello stato funzionale dei partecipanti, per individuare chi presenta già condizioni a rischio come osteoporosi, sarcopenia o instabilità posturale. Poi, un’attenta progettazione degli ambienti: sedute ergonomiche, percorsi sicuri, illuminazione adeguata, presenza di corrimano o tappeti antiscivolo. Anche l’alimentazione gioca un ruolo chiave: pasti equilibrati, ricchi di proteine, calcio, vitamina D e altri micronutrienti utili alla salute dell’osso e del muscolo. Se possibile, sarebbe utile prevedere momenti per semplici esercizi di mobilizzazione».

Quello del Conclave è quindi un esempio emblematico, ma vale come monito per molti altri contesti: ospedali, case di riposo, viaggi organizzati, pellegrinaggi, ritiri spirituali. Ogni volta che un anziano entra in una “bolla” – sia essa fisica o simbolica – bisogna ricordarsi che il corpo non resta neutro. Rimanere chiusi per pochi giorni può sembrare irrilevante, ma per l’apparato muscoloscheletrico può essere l’inizio di un’involuzione. «In casi quindi di prolungata permanenza in posizione seduta e limitata possibilità di movimento», è la conclusione del presidente Simfer, «è raccomandato adottare brevi esercizi fisici a intervalli regolari, volti a prevenire rigidità articolare, migliorare la circolazione e contrastare gli effetti dell’inattività, specialmente in soggetti anziani a rischio di sarcopenia».

 

Ecco gli esercizi anti-inattività consigliati da Simfer

  • Mobilizzazione attiva articolare (ogni 30–60 minuti):
  • Flesso-estensione delle caviglie da seduti (10–15 ripetizioni per lato)
  • Estensione e flessione delle ginocchia alternate (10 ripetizioni per lato)
  • Circonduzioni dolci delle spalle (10 ripetizioni)
  • Estensione delle braccia in alto con respirazione profonda (3–5 respiri)
  • Contrazione muscolare contro resistenza (statiche o dinamiche):
  • Spinta dei palmi delle mani tra loro a livello del petto mantenendo la contrazione per 5–10 secondi (ripetere 3 volte)
  • Contrazione dei muscoli delle cosce (quadricipiti) da seduti, mantenendo la tensione per 5 secondi, quindi rilassare (5–10 ripetizioni)
  • Sollevamento da seduti con appoggio minimo (alzarsi lentamente ogni 30 minuti e restare in piedi per almeno 1–2 minuti)
  • Camminare per qualche passo nei limiti consentiti
  • Stretching semplice (ove possibile):
  • Allungamento del collo inclinando dolcemente la testa da un lato all’altro
  • Stiramento delle braccia in avanti e in alto per decomprimere la colonna dorsale