Artrosi e movimento: su gazzetta.it le evidenze che cambiano l’approccio alla riabilitazione

Eugenio AndreattaNews Simfer

Il 7 aprile gazzetta.it ha pubblicato un approfondimento dedicato al rapporto tra artrosi e attività fisica, firmato da Daniele Particelli, che mette in luce un cambiamento importante nel modo di intendere la gestione di questa patologia.

Per molti anni, infatti, alle persone con artrosi è stato consigliato di limitare il movimento per evitare un ulteriore deterioramento delle articolazioni. Oggi, però, le evidenze scientifiche raccontano una prospettiva diversa: il movimento, se guidato e appropriato, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per preservare la funzionalità articolare e ridurre i sintomi.

A fare il punto su questo cambiamento è Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento e segretario generale Simfer, che nell’articolo sottolinea come l’artrosi non debba più essere considerata una condizione che impone immobilità. Al contrario, il cosiddetto “movimento terapeutico” si dimostra oggi più efficace del tradizionale “riposo protettivo”.

Tra le forme più diffuse di artrosi vi sono quelle che interessano ginocchio e anca. Proprio su queste articolazioni si è concentrato a lungo il dibattito sull’utilità della camminata. Le evidenze attuali indicano che, salvo fasi di riacutizzazione infiammatoria o quadri particolarmente severi, la deambulazione non è solo sicura, ma rappresenta un elemento essenziale per il mantenimento della salute articolare e del benessere complessivo.

Il movimento, infatti, favorisce il corretto funzionamento del liquido sinoviale, fondamentale per nutrire e proteggere la cartilagine. L’attività articolare consente una distribuzione più efficace di questo fluido, stimolando la produzione di sostanze utili alla salute delle articolazioni. Al contrario, l’inattività può contribuire a un più rapido deterioramento della cartilagine.

Come evidenziato da Bernetti, anche dal punto di vista biomeccanico il cammino in piano a velocità moderata comporta sollecitazioni che rientrano nella fisiologica capacità di adattamento dei tessuti, risultando quindi non dannose ma anzi funzionali all’equilibrio articolare. Diverso è il caso delle attività ad alto impatto, come corsa o salti, che possono generare carichi eccessivi in presenza di artrosi sintomatica.

Un ulteriore elemento rilevante riguarda la progressione della malattia: le evidenze disponibili indicano che la camminata non accelera il peggioramento strutturale dell’artrosi. Al contrario, può contribuire a migliorare la funzione fisica e a ridurre il dolore, anche nei pazienti con sovrappeso o obesità, senza determinare danni articolari.

Le linee guida europee confermano questa impostazione, indicando l’attività fisica come trattamento principale nella gestione dell’artrosi e riservando il riposo alle sole fasi acute.

L’articolo pubblicato su Gazzetta.it rappresenta dunque un’ulteriore conferma, anche sul piano della divulgazione, di un approccio ormai consolidato nella pratica fisiatrica: il movimento non è un rischio da evitare, ma una risorsa terapeutica da valorizzare, sempre all’interno di percorsi personalizzati e guidati.