Artrosi e attività fisica: il movimento è terapeutico, ma va personalizzato

Eugenio AndreattaNews Simfer

L’artrosi non deve più essere considerata una condanna all’immobilità. Al contrario, secondo le più recenti evidenze scientifiche, il movimento rappresenta oggi uno degli strumenti terapeutici principali nella gestione della malattia.

A fare il punto sul rapporto tra artrosi e attività fisica è Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell’Università del Salento, in un intervento pubblicato da Adnkronos Salute.

Dal “riposo protettivo” al “movimento terapeutico”

«L’artrosi non deve più essere considerata il risultato inevitabile di un processo di usura articolare né una condanna all’immobilità», spiega Bernetti. «Questa visione obsoleta è stata radicalmente smentita dalle più recenti e robuste evidenze scientifiche. Il paradigma clinico attuale si è spostato dal concetto di “riposo protettivo” a quello di “movimento terapeutico”».

Tra le forme più comuni di artrosi si trovano quelle che interessano ginocchio e anca. In questi casi, una delle domande più frequenti riguarda l’effetto della camminata sulle articolazioni. Secondo il fisiatra, è necessario però ricordare che non tutte le artrosi sono uguali: la gravità della patologia e le condizioni del paziente possono cambiare in modo significativo l’approccio terapeutico.

Il ruolo della camminata per la salute delle articolazioni

In assenza di riacutizzazioni infiammatorie importanti o di forme molto severe di artrosi, la deambulazione è generalmente sicura e utile.

«Camminare è essenziale per la conservazione della cartilagine e per il benessere dell’intero organismo», osserva Bernetti. «Il movimento favorisce un adeguato equilibrio del liquido sinoviale, il fluido presente nelle articolazioni. Senza questo stimolo meccanico ciclico il liquido tende a ristagnare e la cartilagine va incontro a una progressiva malnutrizione che ne accelera la degradazione».

Il liquido sinoviale, infatti, non è un semplice lubrificante, ma un sistema complesso di sostanze che proteggono l’articolazione. La camminata favorisce proprio la sintesi di alcuni dei suoi componenti chiave.

Attenzione agli sport ad alto impatto

Una delle principali preoccupazioni dei pazienti riguarda la possibilità che il carico meccanico della camminata possa “consumare” ulteriormente le articolazioni. In realtà, gli studi di biomeccanica mostrano che il cammino a velocità normale produce sollecitazioni fisiologiche, compatibili con la capacità di adattamento dei tessuti articolari.

Diverso è invece il caso di attività come corsa e salto, che comportano picchi di carico molto più elevati. «Per un’articolazione sana la corsa può essere anche positiva», spiega Bernetti. «Ma in presenza di artrosi sintomatica l’impatto elevato può superare la soglia di tolleranza meccanica, provocando dolore e infiammazione».

Le ricerche indicano infatti che la forza di impatto e la rapidità del carico tipiche di queste attività sono più frequentemente associate al rischio di sovraccarico e alla progressione del danno articolare nei pazienti con artrosi.

Benefici dimostrati da numerosi studi

Le evidenze scientifiche disponibili indicano che la camminata non accelera la progressione strutturale dell’artrosi.

Una recente revisione sistematica ha confermato che l’attività di cammino non è associata a un peggioramento delle alterazioni osservabili alla radiografia o alla risonanza magnetica. Al contrario, camminare può migliorare significativamente la funzione fisica e ridurre il dolore nei pazienti con artrosi del ginocchio e dell’anca.

Benefici documentati anche nei soggetti con obesità, nei quali la camminata non ha mostrato danni strutturali alle articolazioni, ma piuttosto un miglioramento della qualità della vita e una riduzione della disabilità.

L’importanza di un programma personalizzato

Le linee guida europee per la gestione dell’artrosi indicano chiaramente che l’attività fisica deve essere considerata il trattamento principale, mentre il riposo dovrebbe essere limitato alle fasi di riacutizzazione infiammatoria acuta.

«È fondamentale però un approccio individualizzato», sottolinea Bernetti. «Il medico non deve limitarsi a dire al paziente di camminare, ma deve guidarlo verso un aumento graduale del numero di passi, monitorando la risposta articolare in termini di dolore e funzionalità».

Un leggero fastidio durante l’attività può essere normale nelle fasi iniziali, ma se il dolore persiste per più di 24 ore o se l’articolazione appare gonfia e calda, significa che il carico è stato eccessivo e deve essere ridotto.

Quando preferire esercizi in scarico

Nei casi di artrosi molto severa, in cui la cartilagine è quasi completamente consumata e si verifica un contatto diretto tra le superfici ossee, la camminata prolungata può diventare estremamente dolorosa.

In queste situazioni il cammino resta utile per le brevi attività quotidiane, ma l’esercizio aerobico può essere svolto in modalità di scarico parziale, ad esempio con la cyclette o in acqua.

Il paziente è una persona, non solo un’articolazione

Secondo Bernetti, è importante ricordare che la persona con artrosi non è un insieme di articolazioni isolate. «L’attività fisica regolare è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come uno dei più potenti strumenti di prevenzione e trattamento per numerose patologie croniche».

Camminare, conclude il fisiatra, rappresenta un intervento semplice, a basso costo e ad alto rendimento, capace non solo di preservare la mobilità ma anche di migliorare la qualità della vita e contribuire alla salute generale dell’organismo.